Imu, niente multe a chi sbaglia i calcoli. Il 30% di prime case non paga

Pubblicato il 4 Maggio 2012 9:58 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2012 9:59

ROMA – Vista la difficoltà oggettiva, il Governo pensa di perdonare chi sbaglia i calcoli dell’Imu. Il sottosegretario all’Economia  Vieri Ceriani non esclude “che si possa intervenire in tal senso”. Niente sanzioni o multe aggiuntive per chi sbaglia si è sentito di promettere ai giornalisti che lo incalzavano sul tema. Per un po’ al mastino Equitalia verrà tenuta la museruola. In effetti i conti non sono esattamente agevoli, tra aliquote, moltiplicatori, coefficienti, codici tributo, detrazioni e perfino l’indicazione a carico del contribuente su quanto spetti al Comune e quanto allo Stato. Senza contare la possibilità che fino al 18 giugno, prima scadenza, i Comuni potrebbero alzare le aliquote di loro pertinenza e fino al 10 dicembre anche lo Stato potrebbe deciderne l’aumento se il gettito previsto non sarà raggiunto (come è scritto nella delega fiscale anche se Ceriani assicura che non ci saranno scostamenti dalle stime iniziali).).

La conferenza stampa era stata convocata perché al Governo si voleva mettere qualche puntino sulle i, a proposito delle feroci critiche lanciate soprattutto dai sindaci, che ribattezzando “Ista”  la tassa Imu ne vogliono segnalare il carattere di imposta statale e non municipale come da definizione. Su questo punto il sottosegretario concede qualcosa, ma solo per il futuro. Solo dopo il 2013, cioè. A quel punto si potrebbe decidere su due opzioni. O usare la quota spettante allo Stato per “finanziare i trasferimenti” agli enti locali, anche per consentire la perequazione necessaria fra Comuni grandi e piccoli.

Oppure si può “prevedere di dividere due imposte nettamente separate, una che va ai Comuni, una che va allo Stato”. Ai sindaci, ai partiti e all’opinione pubblica, il sottosegretario offre qualche dato di confronto con la vecchia Ici. Guardate, dice Ceriani, che per il 30% delle prime case l’imposta sarà praticamente a costo zero, grazie all’effetto delle detrazioni. Per il restante 70% la media sarà di 194 euro. Nel confronto con la vecchia Ici pagherà meno chi ha rendite catastali basse, di più chi ce l’ha alte.

Se si confrontano le due tasse, con la stessa aliquota al 4 per mille, considerando la detrazione Ici più bassa (era di 103,29 euro) e quella dell’Imu più alta (200 euro) e tenendo conto anche della rivalutazione delle rendite catastali del 60 per cento, la partita della tassa più pesante è in molti casi vinta dalla vecchia Ici. Se si prende, ad esempio, una casa con una rendita di 400 euro, in pratica di 80 metri quadrati in un quartiere popolare, per un single si scopre – secondo le tabelle del ministero dell’Economia – che con l’Ici si pagavano per lo stesso appartamento 64,7 euro e con l’Imu solo 68,8 euro, in pratica 4,1 euro in più.

Quindi Ceriani passa in rassegna le singole critiche partito per partito, a ognuno ricorda le posizioni assunte in passato. A parte la considerazione che in tutti, ma proprio tutti, i paesi avanzati è prevista una tassazione sugli immobili di proprietà, forse, concede il sottosegretario, si è sbagliato nell’anticipare l’applicazione dell’Imu di due anni”pensando che tutti i problemi sarebbero stati risolti da chi quella tassa l’aveva voluta”. La Lega oggi propone l’obiezione se non la rivolta fiscale? Si andassero a rileggere, osserva Ceriani, le dichiarazioni di Bossi nel 2008 a favore del ritorno dell’Ici, mentre esibisce i ritagli di giornale perché nessuno se le dimentichi. Al Pd che chiede di ammorbidire la tassa sostituendo il mancato gettito con una patrimoniale a Ceriani è sufficiente ricordare che l’Imu e il bollo sulle attività finanziarie sono una “patrimoniale reale”.