Imu, stretta su seconde e terze case sfitte. Verso la “service tax”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Luglio 2013 11:21 | Ultimo aggiornamento: 28 Luglio 2013 11:22
Imu, stretta su seconde e terze case sfitte. Verso la "service tax"

Imu, stretta su seconde e terze case sfitte. Verso la “service tax”

ROMA – Imu, si prefigura una stretta sulle seconde e terze case sfitte, oggi escluse dall’Irpef a differenza di quelle affittate: è l’ipotesi sul tavolo del ministero dell’Economia per porre fine a quella che il ministro Fabrizio Saccomanni ha definito ”un’ingiustificata asimmetria”.

E’ questa l’unica indicazione concreta emersa sulla riforma dell’Imu, sulla quale il governo punta ora ad un’accelerazione finale. Il conto alla rovescia è iniziato. Per non compromettere irrimediabilmente i bilanci dei Comuni, l’esecutivo deve rispettare la scadenza del 31 agosto e trovare al più presto possibile le coperture necessarie per non pregiudicare la tenuta dei conti pubblici di fronte all’Unione europea.

Considerando la pausa estiva i tempi stringono. Governo e maggioranza dovrebbero vedersi per fare il punto entro la prossima settimana, compatibilmente con l’esito del processo Mediaset in Cassazione.

Le ipotesi sul campo restano molte. La principale è quella della sostituzione di Imu e tassa sui rifiuti con una nuova unica service tax in vigore dal 2014. Anche in questo caso però resta il problema degli affitti. Se infatti l’Imu è una tassa sulla proprietà, e viene quindi pagata dai proprietari di case, la Tarsu è stata finora pagata dagli inquilini, così come sarebbe anche la nuova Tares. Unificarle senza distinzioni comporterebbe un eventuale ma tutt’altro che indifferente aggravio per i proprietari.

Altra ipotesi è quella che prevede l’ampliamento della franchigia, oggi fissata a 200 euro, più 50 per ogni figlio, e che potrebbe crescere fino a 600 euro. In questo caso ad essere esente dal pagamento sarebbe circa l‘85% delle famiglie proprietarie. La tassa sulla prima casa non sarebbe quindi cancellata totalmente, ma rimarrebbe su una fascia limitata della popolazione e comunque proprietaria di immobili di un certo valore.

In questo caso il costo della manovra si dimezzerebbe, passando dai 4 miliardi calcolati per l’abolizione totale a circa 2 miliardi, ha spiegato il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina.

Insistere su questa proposta significherebbe quindi ottenere più margini di manovra anche per il rinvio dell’aumento dell’Iva, ma allo stesso tempo si tradurrebbe in un inevitabile attrito con il Pdl. La cancellazione resta infatti un punto fermo sul quale il partito di Silvio Berlusconi non sembra disposto a cedere neppure in minima misura.