Imu-Tasi: aliquote più alte per gli sconti prima casa. Stangata sulle seconde

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 gennaio 2014 10:54 | Ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2014 10:54
Imu-Tasi: aliquote più alte per gli sconti prima casa. Stangata sulle seconde

Imu-Tasi: aliquote più alte per gli sconti prima casa. Stangata sulle seconde

ROMA – Imu-Tasi: aliquote più alte per gli sconti prima casa. Stangata sulle seconde. Secondo l’accordo sottoscritto ieri al Ministero dell’Economia tra il Governo e i sindaci, una parte consistente dei 700 milioni, vale a dire 500 milioni (già stanziati dal governo nella Legge di Stabilità per sopperire all’ammanco delle risorse destinate alle detrazioni per le famiglie meno abbienti), prenderanno la strada delle casse comunali come indennizzo per la perdita di getto derivante dalla soppressione del regime Imu. Per i restanti 200 milioni il Mef ha già garantito ai Sindaci che a breve verrà trovata una soluzione quanto più possibile praticabile. I sindaci poi potranno applicare un’aliquota Tasi aggiuntiva dello 0,8 per mille sulla prima o sulla seconda casa per coprire le detrazioni per le famiglie meno abbienti che già usufruivano di detrazioni analoghe con il regime Imu.

Con questa prospettiva di gettito, i Comuni potrebbero applicare sulle prime case uno sconto medio uguale per tutti di 75 euro, oppure, come è più verosimile, modulare le detrazioni concedendo detrazioni più sostanziose alle categorie da tutelare fino all’estinzione dell’imposta. Per le abitazioni principali non tutelate in ogni caso il conto, sia pur significativo, sarà inferiore alla Imu.

Per cancellare la Tasi standard a un bilocale da 60 mila euro bastano 60 euro, mentre se l’aliquota sale cresce ovviamente anche lo sconto necessario. Il discorso cambia quando il valore fiscale della casa cresce, ma in questo caso la considerazione è duplice: per una villetta (categoria catastale A/7) da 200 mila euro per il Fisco, la Tasi all’1 per mille costa 200 euro, e con l’aumento al 3,3 per mille si arriva a 660 euro. Probabilmente molti sindaci sceglieranno di concentrare gli sconti sugli immobili più piccoli, dove vivono le famiglie con i redditi inferiori, per cui il conto da pagare sarà significativo: nell’Imu, però, andava molto peggio, perché le aliquote erano più alte e portavano l’imposta a oscillare da 600 (con aliquota standard) a mille euro (con aliquota massima). Insomma, si pagherà, ma in genere meno dell’Imu 2012. (Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore)

Conto salato per seconde case, capannoni, negozi…La formula “più aliquote, più detrazioni”, salutata con grande soddisfazione da sindaci e Governo, conferisce alta discrezionalità ai Comuni che possono aumentare ancora l’aliquota per seconde case e immobili produttivi (era già al massimo al 10,6 per mille, può arrivare all’11,4 per mille). Per esempio

un capannone da 580 mila euro di valore fiscale, che tra Imu e maggiorazione Tares ha pagato nel 2013 6.456 euro (2,5 volte in più rispetto al massimo dell’Ici nel 2011), potrà vedersi presentare un conto da 6.796 euro. (Gianni Trovati, Sole 24 Ore)

A dispetto dei toni entusiastici delle parti che hanno sottoscritto l’accordo, nella battaglia Governo-Comuni, rileva un editoriale del Sole 24 Ore, la morale è sempre quella: “paga il contribuente”. Perché se i 1700 milioni da corrispondere per le detrazioni vengono dall’aumento delle aliquote ( e si sapeva), la dote pretesa (500 milioni) dai sindaci alla fine è attinta dal fondo stanziato nella Legge di Stabilità destinato alle detrazioni stesse. I sindaci potrebbero, razionalmente, elevare di poco, in maniera progressiva, l’imposta sulla prima casa mantenendo alte le soglie di esenzione per i redditi più bassi. Ma questa soluzione è una “strada stretta e in salita”: i sindaci preferiranno piuttosto la “via larga e in discesa”, con l’esenzione sulle prime case finanziate con gli aumenti sostanziosi per tutti gli altri. E’ il tabù dell’imposta sulla prima casa il vizio originario.