Indagine sulla classe operaia: Cipputi è apolitico e aziendalista

di Dini Casali
Pubblicato il 22 Giugno 2011 14:08 | Ultimo aggiornamento: 1 Agosto 2011 18:16

ROMA – La classe operaia non è più quella di una volta! Non è un luogo comune e la sinistra farebbe bene a tenerlo a mente. Un’indagine commissionata dal Pd alla società Swg ha fornito risultati molto interessanti, specie se si vuol capire l’identikit di un operaio oggi. Prima sorpresa: il vecchio Cipputi disegnato da Altan continua a tenere in mano la chiave inglese, ma ha perduto la coscienza di classe, si è de-ideologizzato ed è perfino diventato più aziendalista. Non si fida troppo dei suoi rappresentanti sindacali, mentre ai vertici che dettano la linea da Roma crede come crede ai politici: per nulla.

Lo studio, serio, è stato effettuato analizzando un campione di 600 operai molto rappresentativo: vi è compresa ogni fascia d’età, di genere e uno spettro ampio di provenienza territoriale.  L'”Indagine sulla condizione operaia” condotta da Roberto Weber per Swg smonta parecchi stereotipi: il grosso di questa classe lavoratrice è politicamente orfana, ha come primo obiettivo, spesso unico, l’aumento del salario. Ha meno pretese rivendicative di un tempo e in definitiva è abbastanza soddisfatta del proprio lavoro (il 67% degli intervistati).

IL 42% degli operai sostiene di non sentirsi tutelato da nessuna area politica: un dato interessante, specie per valutarne il peso in occasione degli appuntamenti elettorali. Una percentuale enorme che va a ingrossare il partito degli indecisi  e degli astenuti. Tra coloro che un’appartenenza politica la rivendicano la sinistra è ovviamente più rappresentata (31%). Il 18% dei “politicizzati” dichiara di scegliere la destra e questo la dice lunga sul mito dello sfondamento leghista tra gli operai. Interpellati sul caso Mirafiori e la querelle Marchionne due terzi degli operai si dividono praticamente a metà: il 33% giudica l’accordo un “ricatto”, il 31% “una necessità”, anche se rimane un 13% che più drasticamente lamenta “l’abbandono delle conquiste del 900”.

Molto istruttive le domande sulla crisi economica e su come è stata affrontata da aziende e sindacati. La maggioranza degli operai (60%) assolve le imprese (hanno risposto abbastanza bene). Più duro il giudizio su chi per ragione sociale li dovrebbe difendere: il 45% pensa che i sindacati hanno risposto male, il 22% abbastanza male, solo il 31% dice che hanno reagito abbastanza bene. Per quanto riguarda gli stipendi lo studio conferma che un operaio donna guadagna mediamente meno dei suoi colleghi maschi. In media un operaio guadagna 1100 euro al mese: solo il 13% supera i 1500 euro mensili netti, il 43% è compreso tra i 1000 e 1500, mentre un enorme 41% resta sotto quota mille. E’ questo il motivo per cui la metà degli operai mette al primo posto tra i suoi obiettivi guadagnare di più.