“Indesit resta in Italia”, ma con 1.425 esuberi su 4.300. L’azione vola in Borsa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 settembre 2013 17:00 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2013 17:00
"Indesit resta in Italia", ma con 1.425 esuberi su 4.300. L'azione vola in Borsa

Marco Milani, amministratore delegato di Indesit (LaPresse)

ROMA – Indesit, storico marchio italiano degli elettrodomestici, ha “un piano per rimanere in Italia”. Lo ha spiegato ad Antonia Jacchia del Corriere della Sera l’amministratore delegato e presidente di Indesit, Marco Milani, 59 anni:

“La crisi degli elettrodomestici è sotto gli occhi di tutti, un settore schiacciato tra il crollo dei consumi in Europa (-10% e l’Italia -25% sul 2007) e l’incalzare della concorrenza dei produttori (a basso costo) asiatici. Oltretutto nel 2013 per l’euro forte, il cambio ha avuto «un impatto negativo di oltre 40 milioni» sui conti di Fabriano. Per far fronte alla difficile congiuntura, il gruppo che fa capo alla famiglia Merloni, lo scorso giugno ha presentato un piano di «salvaguardia, consolidamento e rilancio» che coinvolge 1.425 persone (sui 4.300 dipendenti italiani), la concentrazione nei tre poli italiani delle produzioni di alta gamma e la delocalizzazione in Polonia e Turchia di quelle non sostenibili. Mettendo sul tavolo un investimento di 70 milioni per il rinnovo delle linee di produzione. Da allora è iniziato un braccio di ferro con il sindacato (con tanto di coinvolgimento di governo e istituzioni locali) che considera il piano inaccettabile, perché teme si trasformi in un depotenziamento dell’industria del bianco in Italia e in una progressiva delocalizzazione delle produzioni. A Roma, il 17 settembre, il prossimo appuntamento con sindacati e ministero.

Certo che 1.425 esuberi non sono pochi.

«Noi non li chiamiamo esuberi. Indesit non licenzierà nessuno. Quello che chiediamo al sindacato sono contratti di solidarietà, in attesa di capire quali possano essere gli strumenti promessi da governo ed enti locali per migliorare il piano. Ogni risorsa messa a disposizione delle istituzioni verrà aggiunta ai 70 milioni di investimenti previsti. D’altronde la crisi finanziaria, che ha ridotto la domanda sia in Italia sia in Europa, ha generato un primo problema: la caduta del fatturato dai 3,4 miliardi del 2007 ai 2,6 del 2009. Da un paio d’anni si viaggia intorno ai 2,8-2,9 miliardi. La prima scelta intrapresa dall’azienda è stata di riorganizzare la parte non produttiva dei dipendenti. Sono usciti 25 dirigenti e gli impiegati fanno un giorno di cassa integrazione la settimana. Quello che chiediamo ai sindacati è di trasformare la cassa integrazione in contratti di solidarietà: 300 impiegati che lavorino al 50% con l’80% dello stipendio. In via temporanea. D’altronde dei 2.400 dipendenti a Fabriano, già oggi almeno 600 non sono utilizzati perché in cassa integrazione».

E allora? Quale sarà il futuro di Indesit?

«Prima di tutto dobbiamo trovare un set di Indesit nel breve termine, i prossimi cinque anni, in cui concentrare in Italia la produzione di elettrodomestici di valore: forni a incasso a Fabriano, a Caserta piani e frigo a incasso, a Comunanza il top di gamma delle nostre lavatrici. La fase 2 sarà quella degli investimenti per realizzare prodotti migliori e a costi più competitivi. E sottolineo, senza abbandonare nessuno stabilimento. Il 2013 è stato un altro anno di mercato stagnante ma per gli anni prossimi siamo più positivi. Il trend delle materie prime comincia a migliorare, l’aumento dei prezzi che abbiamo effettuato se ci fa soffrire sui volumi ci darà contributi positivi in termini di redditività. Il 2014? Sarà un anno di stabilità e di leggero miglioramento, il 2015 di svolta. Se la domanda migliora e io ci credo, potrà essere possibile far rientrare a tempo pieno i dipendenti in solidarietà. Ora è presto per i numeri».

A Piazza Affari l’intervista di Milani è stata ben accolta:  il titolo è salito del 6,57% a 7,3 euro. È da tre sedute che Indesit sale in Borsa (+15% totale) mentre si attende la convocazione del 17 settembre del tavolo ministeriale sul piano da 1.425 esuberi presentato dall’azienda.