L’indice di sostenibilità dice che il deficit dell’Italia fa meno paura di quello di Germania e Francia

Pubblicato il 7 Dicembre 2010 11:33 | Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre 2010 11:33

Per il sistema-Italia sostenere il debito pubblico, evitare che si trasformi in una voragine che porta al default dell’intero Paese, è meno difficile che per altre nazioni europee. Stando ai dati sull’indice di stabilità, l’Italia ha bisogno di una correzione dei suoi conti minima non solo in confronto a Grecia, Irlanda e Portogallo, ma anche rispetto a pilastri della Ue come Germania e Francia. L’indicatore di sostenibilità prende in considerazione l’aumento dell’avanzo primario (ovvero della differenza tra uscite e entrate) necessario a stabilizzare il rapporto tra debito e Prodotto interno lordo. Più è bassa la percentuale dell’indicatore di sostenibilità (calcolata percentuale sul Pil) più sarà facile ripareggiare i conti.

Ed ecco allora che, al di là di ogni previsione, secondo questi dati l’Italia è il Paese che ha bisogno di minori sforzi per trovare la sua stabilità nei conti. Questo perché l’Italia ha un indice di sostenibilità pari al 2,6%. Un dato confortante soprattutto se paragonato a quello degli altri Paesi europei. Quelli in difficoltà, come Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda, hanno un indice molto alto: la Grecia al 20,3%, la Spagna al 15, l’Irlanda al 14,8 e il Portogallo all’8,9. Tutti questi Paesi dovranno quindi attuare delle manovre finanziarie molto pesanti. Ma anche Paesi molto avanzati come la Germania, o la Francia, hanno indicatori di sostenibilità più alti dell’Italia: la Francia ce l’ha al 7,1% e la Germania al 4,5.