Iran senza sanzioni: per l’Italia un affare da 3 miliardi di export

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 luglio 2015 17:31 | Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2015 17:31
Iran senza sanzioni: per l'Italia un affare da 3 miliardi di export

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni con il suo omologo Iraniano Mohammad Javad Zarif (LaPresse)

ROMA – Con la firma dell’accordo sul nucleare gli Stati Uniti, l’Unione europea e l’Onu toglieranno le sanzioni economiche all’Iran. Tempo sei mesi-un anno (la previsione è del segretario di Stato Usa John Kerry) e cadrà l’embargo che aveva condannato l’Iran all’isolamento. Si aprono tante opportunità per l’Italia, spiega il Sole 24 Ore. Perché con un prodotto interno lordo di 370 miliardi di dollari e 77 milioni di abitanti quella iraniana è una delle economie a più alto potenziale di crescita.

Fino al 2011 gli scambi commerciali fra Italia e Iran arrivavano a 7,1 miliardi di dollari. Poi nel 2012, con l’ultima stretta sulle sanzioni, gli scambi sono crollati a un miliardo di dollari nel 2013 e nel 2014. Secondo la Sace (partecipata statale che assicura gli investimenti all’estero) dal 2006 ad oggi l’Italia ha perso 15 miliardi di export verso l’Iran. Dal Sole 24 Ore:

Il settore più colpito è stato quello della meccanica strumentale, che copre oltre la metà dell’export italiano verso l’Iran e che ha subito perdite per oltre 11 miliardi dall’inizio delle sanzioni. Secondo Sace, il ritiro delle sanzioni contro l’Iran conseguente all’accordo di oggi, potrebbe portare a un incremento dell’export italiano nel paese di quasi 3 miliardi di euro nei prossimi 4 anni, salendo dagli 1,1 del 2014 ai possibili 2,5 del 2018. La società di assicurazione all’export avverte però che riguadagnare le quote di mercato perse in Iran non sarà facile, considerando che concorrenti quali Cina, India, Russia e Brasile hanno subito molti meno vincoli negli ultimi anni guadagnandosi una posizione importante all’interno del Paese.

Petrolio, gas, automobili, industria bellica, mercato immobiliare, edilizia: questa la torta di potenziali affari che le imprese italiane dovranno spartirsi con le concorrenti cinesi, indiane, russe e brasiliane.

Petrolio e gas iraniano valgono rispettivamente l’11% e il 18% delle risorse mondiali, con riserve di greggio stimate in 160 miliardi di barili. Eni, Saipem e Snamprogetti avevano sviluppato importanti progetti, dall’esplorazione ed estrazione degli idrocarburi fino alla costruzione di raffinerie e pipeline, progetti congelati dalle sanzioni. Il ritorno dell’Iran sulla scena internazionale sarebbe per loro un’opportunità preziosa. Senza contare l’esportazione di tecnologie legate all’impiantistica e alla meccanica, attività pesantemente colpite dall’embargo: prima della crisi, nel 2008 l’Italia esportava in Iran merci per oltre 2 miliardi di euro, valore ora dimezzato proprio a causa dell’abbattimento radicale della voce macchinari e attrezzature.

L’industria dell’auto è la più importante del Paese dopo quella energetica. Le sanzioni hanno costretto le aziende internazionali, tra cui Fiat, a sospendere i progetti di sviluppo nel Paese. Tuttavia il primo allentamento delle sanzioni seguito all’accordo a interim del novembre 2013 ha rilanciato l’industria locale: la produzione di auto è arrivata a un milione di unità lo scorso anno e ora l’Iran è tornato a essere il secondo produttore di auto mediorientale dopo la Turchia. Nel frattempo le case estere sono ai blocchi di partenza, pronte a rimettere piede sul mercato non appena le sanzioni verranno sospese.

L’agricoltura iraniana cerca tecnologia all’avanguardia, per automatizzare i processi produttivi e ridurre i costi del lavoro. Anche il rinnovamento del parco trattori e delle attrezzature è una priorità e i mezzi italiani sono particolarmente ricercati, sia per la qualità che per la flessibilità delle aziende nel rispondere alle esigenze degli acquirenti. Nei primi 10 mesi del 2013, le esportazioni italiani di trattori e macchinari agricoli in Iran hanno toccato i 12 milioni di euro, con una crescita del 21 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012.