Addizionali Irpef, gli italiani hanno pagato 3,5 miliardi in più

Pubblicato il 11 agosto 2012 19:43 | Ultimo aggiornamento: 11 agosto 2012 20:01
mario monti

Mario Monti

VENEZIA – Gli aumenti del 2012 delle addizionali Irpef comunali e regionali sono costate agli italiani 3,5 miliardi. La stima è stata fatta dalla Cgia di Mestre, che indica Palermo, Torino, Genova e Venezia (che però ha salvaguardato i redditi più bassi) le città più colpite.

La ‘colpa’, secondo l’associazione artigiani, è dei due provvedimenti di legge presi nel 2011: il primo dal Governo Berlusconi che ha consentito ai sindaci di aumentare l’addizionale comunale Irpef sino al valore massimo dello 0,8%; il secondo dal Governo Monti che con il decreto ‘salva Italia’ ha maggiorato dello 0,33% l’addizionale regionale Irpef.

Se la prima misura dovrebbe portare nelle casse comunali un gettito aggiuntivo tra 1,3 e 1,5 miliardi, la seconda, stando alle previsioni dell’esecutivo in carica, darà alle Regioni 2,2 miliardi, garantendo un gettito complessivo di almeno 3,5 miliardi.

Ma se l’aumento dell’ addizionale comunale si farà sentire su pensioni e buste paga solo dal 2013, le crescite a livello regionale, per la Cgia, le stiamo pagando dallo scorso gennaio.

Nell’elaborazione degli artigiani non si è tenuto conto che per quest’anno due Regioni (Liguria e Toscana) hanno ulteriormente ritoccato all’insù l’addizionale regionale Irpef.

Tra i principali Comuni capoluogo di provincia presi in esame, solo 7 non hanno ancora deliberato l’eventuale variazione dell’addizionale comunale Irpef: Ancona, Perugia, Roma, L’Aquila, Campobasso, Bari e Trento.

Tra quelli che invece lo hanno già fatto, solo Firenze ha adottato nel 2012 una aliquota inferiore sotto a quella 2011 (da 0,3% a 0,2%); 5 Comuni hanno confermato l’addizionale comunale Irpef 2011: Aosta, Bolzano, Bologna, Trieste e Potenza. In queste ultimi due l’addizionale comunale è al livello massimo (0,8%).

Torino, Milano, Venezia, Genova, Catanzaro, Palermo e Cagliari hanno inasprito l’aliquota. In molti Comuni esiste una soglia di reddito al di sotto della quale l’addizionale non è dovuta come Venezia dove il Comune esentava fino ad un reddito di 15 mila euro ‘alzato’ nel 2012 a 20.100: quelli che lo superano pagheranno di più.

In alcuni Comuni si passa da un metodo di calcolo dell’addizionale su base proporzionale a un metodo di tipo progressivo per scaglioni di reddito. Questo cambio può essere vantaggioso per i redditi più bassi.

A Napoli, ad esempio, nel 2011 si applicava l’aliquota dello 0,5% sull’intero reddito, mentre nel 2012 sulla quota di reddito sino a 15.000 euro si applica l’aliquota dello 0,45%; nella fascia da 15.000 a 28.000 l’aliquota è dello 0,5%, solo sulle fasce superiori si supera l’aliquota del 2011.

A Cagliari, invece, nel 2011 vi erano due aliquote, 0,5% e 0,7%, che si applicavano sull’intero reddito a seconda che si superasse la soglia di 15.000 euro. Nel 2012 il meccanismo a scaglioni fa si che sui primi 15.000 di reddito si applichi una aliquota dello 0,45%, vantaggio che si assottiglia al crescere del reddito.

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