Più pasta e meno carne. Mangiamo meno: c’è crisi, altro che dieta Dukan

Pubblicato il 5 Luglio 2012 10:51 | Ultimo aggiornamento: 5 Luglio 2012 11:38

carrello della spesaROMA – Più pasta (più 3%) e meno bistecche (meno 6%) nel piatto, ma anche la rinuncia a cappuccino e cornetto o al rito dell’aperitivo e il ritorno a pane e pasta fatti in casa. Altro che diete iperproteiche, a base di carne a volontà come quella ideata da Pierre Dukan: con questi accorgimenti e un taglio ai consumi dell’1,5% da inizio anno, di fatto le famiglie stanno già attuando una loro “spending review”. Lo rivelano sia l’Istat che la Coldiretti nel rapporto intitolato “La crisi cambia la spesa e le vacanze degli italiani” presentato nel corso dell’assemblea annuale degli imprenditori agricoli.

Per l’Istat il 35,8% delle famiglie nel 2011 ha diminuito la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto al 2010. A scapito di qualità e benessere è soprattutto la spesa delle famiglie del Mezzogiorno dove è in aumento il consumo di generi alimentari acquistati presso gli hard-discount (si passa dall’11,2% del 2010 al 13,1% del 2011).

La maggior parte delle famiglie (il 67,5%) effettua la spesa alimentare – riferisce l’Istat – presso il supermercato, che si conferma il luogo di acquisto prevalente, nonostante una lieve flessione. Quasi la metà delle famiglie (il 47,7%) continua ad acquistare il pane al negozio tradizionale, il 9,7% sceglie il mercato per l’acquisto di pesce e il 16,4% per la frutta e la verdura.

La Lombardia è la regione con la spesa media mensile delle famiglie più elevata (3.033 euro), seguita dal Veneto (2.903 euro). Fanalino di coda, anche nel 2011, è invece la Sicilia che, con una spesa media mensile di 1.637 euro, vede aumentare il divario dalla regione con la spesa piu’ elevata (circa 1.400 euro).

E nei supermercati è ‘slalom’ tra gli sconti per sei italiani su dieci a caccia di offerte speciali tra i vari scaffali, mentre la metà dei consumatori (49%) fa addirittura la spola tra diversi negozi per confrontare i prezzi più convenienti. Ma la tavola, dove la parola d’ordine è naturalmente eliminare gli sprechi,  è la vera protagonista della rivoluzione “low cost”: il 66% fa la spesa in modo più oculato, il 43% riduce le dosi acquistate e il 53% utilizza quello che avanza.

In base ai dati elaborati da Coop Italia per Coldiretti, non c’è solo meno carne nel piatto degli italiani (e comunque è addio al costoso filetto, con il 43% degli italiani che si rivolgono a tagli meno pregiati) ma anche meno pesce (-3%) e ortofrutta (-3%), mentre salgono gli acquisti di pane (+3%) e quelli di pollo (+1%).

Si afferma intanto la vendita diretta degli agricoltori, “un’opportunità sia per i produttori che per i consumatori”, osserva il presidente di Coldiretti Sergio Marini, sottolineando come la rete Campagna Amica conti in Italia un totale di 6.532 punti vendita cui si aggiungono 131 ristoranti e 109 orti urbani.

La crisi fa riscoprire la colazione casalinga di una volta, con il ritorno alla tazza di latte (+2%) accompagnata da biscotti (+3%) e fette biscottate (+5%) ma fa anche rinunciare ‘ai di più’ come le caramelle in borsa (-6%) e il liquorino dopo pasto (-3%). Ad essere ridotti in quantità sono anche gli aperitivi (-4%), le bibite (-7%) e i dessert (-10%). Si afferma anche la riscoperta del ‘fai da te’ casalingo con il ritorno al pane, pasta, conserve, confetture e yogurt fatti in casa.

Tra il 2010 e il 2011 risultano in contrazione poi, su tutto il territorio nazionale e in particolare nel Centro e nel Mezzogiorno, le spese destinate all’abbigliamento e alle calzature. Crescono, anche per effetto dell’aumento dei prezzi, le quote di spesa – riferisce ancora l’Istat – destinate all’abitazione (dal 28,4% al 28,9%) e ai trasporti (dal 13,8% al 14,2%).