Istat: convento povero, frati ricchi. Il segreto di Pulcinella: 211 mld l’anno di nero

di Lucio Fero
Pubblicato il 15 Ottobre 2019 12:54 | Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre 2019 12:54
Istat: convento povero, frati ricchi. Il segreto di Pulcinella: 211 miliardi l'anno di nero

Nella foto Ansa, un sequestro di merce illegale

ROMA – Istat, fotografia Istat della geografia del reddito e lavoro italiani nel 2017. Fotografia che contiene come di consueto l’immagine nitida di una situazione sfocata, quella del convento povero ma dei frati ricchi.

Il convento è la situazione reddituale nota e ufficiale dei contribuenti italiani. Circa 40 milioni di contribuenti, ben più della metà di loro che dichiara redditi non superiori ai 25/30 mila euro lordi annui, almeno 15 milioni di contribuenti che dichiarano redditi intorno ai 15 mila lordi annui. Quindi 30 milioni e passa di contribuenti italiani che legano il pranzo con la cena, il mutuo con la bolletta viaggiando a 1.500 euro netti al mese, la metà di loro sopravvivendo con mille netti al mese. Ancora: sopra i 50/60 mila lordi all’anno trovi il cinque per cento dei contribuenti. Quindi i milioni di italiani che campano e consumano e spendono e risparmiano con entrate che vanno dai mille al mese (15 milioni) ai 1.500 (altri 15 milioni) ai 2500 massimo mensili (altri sei/sette milioni) sono circa 38 milioni su 40. Convento dunque povero, in molte delle sue ali e celle e cortili e porticati al limite dell’indigenza. Il resto a soglia sopravvivenza.

Poi però ci sono i frati, gli abitanti del convento povero. I frati hanno il maggior risparmio privato pro capite del continente, anzi quasi dei continenti: circa 5mila miliardi di euro senza contare gli immobili di proprietà. E i frati consumano, spendono, comprano ovunque più di quanto incassano per via del loro reddito dichiarato.

Come si spiega, qual segreto è? Il segreto di Pulcinella, ovviamente e ripetutamente svelato dallo stesso Istat. Il segreto è: 211 miliardi nel 2017 di redditi nascosti, redditi a nero, pudicamente detti “redditi non osservabili“. Ai soldi che gli italiani dichiarano di guadagnare, possedere e spendere nella realtà vanno aggiunti 211 miliardi l’anno. E sapete quanto sono 211 miliardi l’anno? Sono il 12 per cento del Pil. E allora, che vuol dire il 12 per cento del Pil nascosto e non osservabile? Vuol dire che in media ciascun contribuente porta a casa il 12 per cento in più di quanto dichiara di guadagnare. Ovviamente è una media, e le medie statistiche non rendono giustizia a ciascuno. Ma il 12 per cento in più di redditi reali rispetto a quelli dichiarati spiega come in questo strano paese ci possano essere circa sei milioni di “poveri assoluti” a molti dei quali non conviene farsi dare 500 euro al mese di Reddito Cittadinanza e farsi (ipoteticamente) controllare dalla Guardia di Finanza.

E spiega anche quel 12 per cento in più come facciano intere categorie del lavoro autonomo a sopravvivere con mille al mese dichiarati. Aggiungi quel 12 per cento, quei 211 miliardi ai redditi dichiarati dagli italiani e i conti cominciano a tornare.

E comunque nessuna illusione o alibi, tipo sono soldi sporchi, soldi della criminalità, della corruzione. Di quei 211 miliardi, 19 l’Istat se la sente di attribuirli a proventi da attività criminali. Gli altri 192 miliardi (192!) sono il frutto del non onesto lavoro della brava, comune, normalissima gente italiana. Non a caso infatti Istat indica in circa tre milioni e settecentomila gli italiani che nel 2017 hanno lavorato in nero. Tra di loro molti sono stati costretti a farlo, altrettanti se non di più hanno scelto di farlo.