Istat: la crisi “taglia” 100mila dirigenti, 1 su 5 diventa co.co.pro

Pubblicato il 6 Maggio 2012 14:31 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2012 17:06

ROMA – La crisi ha falciato la classe dirigente: in tre anni il numero di manager e’ crollato, con tanti ‘capi’ che a cinquant’anni si sono ritrovati disoccupati. Solo i piu’ fortunati, infatti, sono riusciti a restare occupati, accettando una qualifica piu’ bassa o addirittura diventando co.co.pro, consulenti di piccoli imprenditori. La categoria di chi nel pubblico o nel privato ricopre le posizioni piu’ alte risulta cosi’, in proporzione, una tra le piu’ colpite. Infatti, da dati Istat emerge che il numero degli occupati (15 e piu’ anni) con profilo professionale di dirigente e’ sceso da 500 mila unita’ nel 2008 a 396 mila nel 2011, con una perdita di 104 mila dirigenti, pari a una caduta del 20,8%.

La scure si e’ abbattuta su tutti, senza grandi differenze tra uomini (-21,5%) e donne (-19,7%). E’ possibile immaginare anche che abbiano risentito della contrazione tutti i comparti, dalla stretta che puo’ avere interessato il settore pubblico ai tagli fatti nel privato. Settore in cui, Federmanager spiega, hanno molto pesato ”le ristrutturazioni”, le ”delocalizzazioni” e dove il rischio e’ che il ”dimagrimento, anche comprensibile dell’organico dirigenziale, possa passare all’anoressia”.

Dalle cifre sembrerebbe quasi che una minaccia di estinzione, almeno in Italia, incomba sulla categoria. La riduzione del personale dirigente e’ risultata vertiginosa, segnando una vera e propria rottura, in un contesto di contrazione generale dell’occupazione (tra il 2008 e il 2011 il numero complessivo ci chi lavora e’ sceso del l’1,9%). La crisi, avrebbe, infatti, portato con se alcune trasformazioni che hanno investito direttamente i piani alti. Guardando cosa e’ accaduto al privato, spiega il presidente di Federmanager, Giorgio Ambrogioni, sul tonfo hanno pesato il ”processo profondo di ristrutturazione”, con le piccole e medie imprese diventate sempre piu’ piccole e le grandi piu’ snelle negli organici dirigenziali; ”il processo di delocalizzazione, che sposta all’estero tante realta’ produttive prima situate in Italia”; e tutti gli altri recenti fenomeni, ”dalle privatizzazioni alle liberalizzazioni”.

Ecco che ora la categoria si ritrova di fronte al problema di ”migliaia di persone che a 45-50 anni sperimentano il dramma della disoccupazione ed e’ sempre piu’ difficile ricollocarle a fronte di un mercato che e’ fermo”. Il presidente di Federmanager fa notare come a malapena una minima parte riottiene la stessa qualifica. Cosi’ bisogna vedere il ‘bicchiere mezzo pieno’ quando un ex dirigente si ritrova ‘declassato’ a quadro, o, rinunciando al lavoro dipendente, apre una partita Iva di alto livello professionale, con prestazioni rivolte a uno o piu’ piccoli imprenditori che non possono fare assunzioni ma si avvalgono della consulenza di un esperto per essere piu’ competitive. Esistono, quindi, anche manager ‘precari’, per cui, sottolinea Ambrogioni, si pone il problema di una scarsa protezione: ”C’e’ – rileva – un management atipico fatto di figure professionali, di cui ci stiamo occupando, perche’ al momento sono sole, senza tutele previdenziali, assistenziali o assicurative”.