Istat: l’inflazione doppia gli stipendi

Pubblicato il 28 Ottobre 2011 19:59 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2011 20:03

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ROMA – L’inflazione in Italia aumenta il doppio rispetto all’adeguamento degli stipendi: lo certifica l’Istat. A settembre, su base annua, la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,7%) e il livello d’inflazione (+3,0%), ha toccato una differenza pari a 1,3 punti percentuali. Si tratta del divario più alto almeno dal 1997.

L’Istat ha diffuso i dati sull’andamento delle retribuzioni contrattuali, aggiornati al mese di settembre. Cifre che mostrano su base mensile un, seppur lieve, segno positivo (+0,3%), mentre su base annua la distanza tra l’aumento dei salari e quella dei prezzi si è allargata ancora: mentre Silvio Berlusconi se la prende con l’euro, le famiglie italiane si impoveriscono (e con un ritorno alla lira diventerebbero ancora più povere, con l’inflazione a due cifre).

Si temeva da più parti la stagflazione, ovvero un misto di stagnazione che deprime l’economia e di inflazione che svuota i portafogli delle famiglie. Lo si temeva e ne sta arrivando un significativo assaggio. I prezzi salgono a dispetto della crisi che dovrebbe tirarli giù insieme ai consumi. Invece crescono “grazie” all’aumento dell’Iva, al rincaro dei carburanti che fa salire i costi di trasporto delle merci e di trasporto delle persone; grazie a peculiarità italiane come le tariffe delle assicurazioni e a tendenze mondiali come il prezzo più salato dell’approvigionamento energetico e dei generi di prima necessità.

I beni di maggiore consumo aumentano ancora di più. L’aumento dei prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori (3,7% a settembre) si conferma ”nettamente superiore” alla media di settembre, ”testimoniando la presenza di pressioni inflazionistiche elevate sulle componenti di spesa corrente delle famiglie” come ha spiegato il presidente dell’Istat Enrico Giovannini alle commissioni bilancio di Camera e Senato.

”Questi andamenti – ha detto Giovannini – sono in gran parte determinati dalla forte crescita dei prezzi dei carburanti (19,2% per il gasolio e 16,3% per la benzina verde), mentre i prezzi dei prodotti alimentari mostrano dinamiche più contenute, sebbene sensibilmente differenziate al loro interno. […] Sono da segnalare incrementi dei prezzi relativamente elevati per alcune tariffe connesse all’abitazione (9,4% per l’acqua potabile, 4,8% per la raccolta rifiuti, 6,4% per la raccolta delle acque di scarico), che si aggiungono a quelli delle tariffe energetiche (4,7% per l’energia elettrica e 7,6% per il gas), determinando un incremento tendenziale dei prezzi dei prodotti relativi all’abitazione del 5,2%”.

“Tensioni – ha continuato Giovannini – si rilevano anche nei beni e servizi connessi ai trasporti, con aumenti tendenziali dei prezzi pari al 9,4% per i trasporti ferroviari, al 10,4% per i trasporti aerei, al 49,7% per quelli marittimi. Anche i prezzi dei servizi assicurativi sui mezzi di trasporto continuano a mostrare una dinamica inflazionistica elevata pari al 5,4%”.

Allarme inflazione sopra il 3% negli ultimi mesi del 2011. Secondo le stime dell’Osservatorio “Prezzi e mercati”dell’Indis, Istituto dell’Unioncamere specializzato nella distribuzione dei servizi, ad ottobre il tasso di crescita dei prezzi dovrebbe portarsi al 3,3% per poi invertire la marcia in conseguenza della perdurante crisi dei consumi.

A pesare, oltre all’Iva, saranno gli attesi ulteriori aumenti dei prezzi alla produzione dei generi alimentari, già cresciuti di oltre il 5% nell’ultimo anno. Negli ultimi dodici mesi, secondo le rilevazioni di Unioncamere presso la grande distribuzione, i prezzi alla produzione dei generi alimentari lavorati sono aumentati infatti del 5,5%. Contrariamente all’alimentare confezionato, i prodotti freschi, tra cui frutta e verdura, hanno avviato nelle ultime settimane una fase di rallentamento per effetto della maggiore disponibilità sul mercato domestico.

Le variazioni più importanti riguardano lo zucchero (+21% nell’ultimo anno), il caffè (+19%), l’olio di semi (+18%), il parmigiano reggiano ed il grana padano (entrambi al 13%) e la farina di grano (+12%). Le anticipazioni indicano che i prezzi continueranno a crescere anche in autunno: aumenti sono attesi per alcuni beni di prima necessità, come la pasta, la carne bovina e la passata di pomodoro. Negli ultimi mesi del 2011 l’inflazione al consumo dei generi alimentari lavorati potrebbe portarsi così oltre la soglia del 3%.