Economia

Istat rifà i conti: Pil 2015 cresciuto più delle stime

Istat rifà i conti: Pil 2015 cresciuto più delle stime

Istat rifà i conti: Pil 2015 cresciuto più delle stime (Nella foto Ansa il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan)

ROMA – Istat rifà i conti: il Prodotto interno lordo italiano nel 2015 è cresciuto più delle stime. Il dato passa da +0,8 a +1%, mentre per il 2016 confermata una crescita dello 0,9%.

I dati rivisti e corretti confermano per lo scorso anno la stessa misura del Pil già resa nota (+0,9%), ma rivedono in modo abbastanza significativo la crescita del 2015, da +0,8% al +1%, numero pieno invocato e cercato per anni e finalmente scritto nero su bianco. Si tratta di due decimali di punto in più che hanno un impatto tutt’altro che indifferente sul debito, vero vulnus della finanza pubblica italiana.

A sorpresa proprio nel 2015 il macigno che, anche secondo Bankitalia, ci rende così vulnerabili, si è un po’ ridotto, al 131,5% dal 131,8% del Pil dell’anno prima. L’aumento superiore alle stime del denominatore (il Pil nominale) ha avuto il suo innegabile effetto, che si è statisticamente riflesso anche sul 2016. Lo scorso anno il debito ha infatti invertito la rotta, tornando al 132%.

Bisognerà vedere ora come il Tesoro riuscirà a riequilibrare i numeri, cercando almeno di stabilizzare il rapporto su quella cifra, senza farla aumentare troppo (il Def di aprile ipotizzava per il 2017 una percentuale al 132,5%). I numeri andranno riposizionati anche sul fronte deficit.

Sempre secondo l’Istat, lo scorso anno si è chiuso al 2,5% e non al 2,4% come stimato. La correzione di quest’anno dovrà quindi partire da qui e di conseguenza anche quella della prossima legge di bilancio.

La cifra che il governo deciderà di inserire nella Nota accanto ad una crescita dell’1,5% lascerà infatti intendere quali potrebbero essere gli spazi di manovra per la politica economica del 2018. Probabilmente il numero scelto sarà più alto rispetto a quanto previsto inizialmente, intorno all’1,8%, con un aggiustamento strutturale limitato allo 0,3%, la metà di quanto richiesto ufficialmente dall’Ue e molto meno rispetto alla correzione dello 0,8% a cui il governo puntava nel Def di aprile. Tradotto in cifre, da una stretta drastica di 13,6 miliardi si passerà ad una meno dolorosa di poco più di 5 miliardi. Dimensione che dovrebbe apparire decisamente più digeribile agli scissionisti di Mdp, decisivi al Senato, che anche oggi hanno invitato a non prendere il loro voto per scontato se la politica economica del governo non sarà sufficientemente orientata al sociale.

L’atteggiamento degli ex dem potrebbe però non essere l’unica grana per il governo, impegnato in questi giorni nel tentativo di far quadrare i conti. Airbnb ha infatti deciso di presentare ricorso al Tar contro la tassa sugli affitti brevi introdotta con la manovrina di primavera. Da quella tassa l’esecutivo puntava ad incassare risorse strutturali importanti per attuare la correzione richiesta dall’Ue, ma anche per sminare parzialmente le clausole di salvaguardia per i prossimi anni.

Airbnb parla di atto formale, che non compromette il tavolo di confronto avviato in materia con il Mef, ma il giudizio del tribunale amministrativo potrebbe ribaltare le carte, costringendo a ripensare urgentemente un’importante voce d’entrata.

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