Italia, “dietro la lavagna” no… ma “sotto osservazione G20” sì

di Daniela Lauria
Pubblicato il 6 settembre 2013 17:48 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2013 18:03
Italia, "dietro la lavagna" no... ma "sotto osservazione G20" sì

Italia, “dietro la lavagna” no… ma “sotto osservazione G20” sì

SANPIETROBURGO – Italia, non più “dietro la lavagna”, ma comunque “sotto osservazione” del G20. Mentre il premier Enrico Letta esulta al termine dei lavori del G20 e parla di un’Italia promossa dai Grandi della Terra, il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, smorza gli entusiasmi annunciando che gli impegni presi dall’Italia al G20 sul piano economico e in termini di riforme saranno “oggetto di monitoraggio nei prossimi mesi”. Uguali e contrari Letta e Saccomanni rientrano da Sanpietroburgo con una missione quasi impossibile: chiudere l’anno 2013 sotto la soglia del 3% di deficit-Pil.

E viene lecito domandarsi come e se ce la faremo, con il saldo netto da finanziare nel 2013 con un aumento di 8 miliardi di euro, avendo appena cancellato la prima rata dell’Imu, con l’aumento dell’Iva in scadenza e la cig da rifinanziare. Tutto questo dovrebbe rientrare nella cosiddetta legge di stabilità, la vecchia finanziaria per intenderci. Ma se non c’è stabilità tra le forze che compongono la maggioranza, con un governo ormai sotto scacco del Pdl che gioca sempre più al rialzo sulla decadenza di Berlusconi, parlare di “legge di stabilità” sembra quasi una boutade.

Enrico Letta, al temine del summit, lo dice chiaramente: “Ho colto molto interesse nei confronti dell’Italia, che giochi un ruolo e che ci sia stabilità”. Quindi c’è “bisogno di un’Italia stabile”, politicamente, finanziariamente ed economicamente. Prima eravamo malandrini, ora da bravi scolaretti siamo tornati al nostro posto, abbiamo fatto i compiti e seppure non ci bacchettano, comunque ci osservano a debita distanza. Si accertano che non capitoliamo in un’ennesima crisi di governo, non prima di aver fatto la famosa legge di stabilità. E che continuiamo a fare le riforme e a non indugiare in questo limbo di rinvii e semi-abolizioni di pezzi di tasse.

L’impegno numero uno che l’Italia ha preso dinanzi ai grandi della Terra è di “tagliare il cuneo fiscale e perfezionare la riforma del lavoro, con riferimento soprattutto ai centri di collocamento”. Nelle conclusioni finali del G20 c’è “una valutazione positiva” dell’Italia per i risultati raggiunti negli ultimi anni; si fa riferimento in particolare alla riforma delle pensioni e ad altre riforme varate dal governo. Nel comunicato si invita l’Italia ad andare avanti in questa direzione. Tra i punti indicati come programmatici dal fronte italiano, c’è anche l’impegno a pagare tutti i debiti della Pubblica amministrazione entro il 2014.

“Io lavoro esattamente in questa direzione”. Il premier ha elencato le priorità del Paese: “Dobbiamo abbattere il cuneo fiscale e rendere il lavoro più conveniente. L’abbiamo già fatto per il lavoro giovanile e lo faremo nei prossimi mesi attraverso la discussione con le parti sociali”. Il tema occupazionale è visto come critico in questa fase, nella quale si vedono segnali di rilancio significativi negli Usa e ancor timidi in Europa, ma perdura la mancanza di lavoro. Lo ha ribadito il presidente del Consiglio, in una delle sessioni di lavoro: “Il rischio molto serio, oggi, anche per il mio Paese, è che ci sia una ripresa senza occupazione“. Per questo ha chiesto che il summit dia risposte ad un “problema che ci accomuna tutti”, quello del lavoro e della disoccupazione giovanile. Nodo che si affronta puntando sullo sviluppo della formazione professionale e dell’istruzione. “La situazione non è ancora facile ma possiamo pensare alla crescita, alla ripresa, questo è un successo importante. Ci sono le premesse per nuovi successi”, ha spiegato il premier. In particolare, il capo del governo ha puntato l’attenzione sulla “lotta contro i paradisi fiscali“. Si deve “dare un segnale netto: dobbiamo essere friendly con il business, ma fermi contro l’evasione”.