Italia seconda nella classifica del Financial Times per aziende in crescita in EU

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Agosto 2019 7:32 | Ultimo aggiornamento: 30 Agosto 2019 16:03
Italia seconda nella classifica del Financial Times per aziende in crescita in EU

Italia seconda nella classifica del Financial Times per aziende in crescita in EU

ROMA – Il nostro è un paese fatto per lo più di piccole e medie imprese: un’affermazione, questa, sostenuta anche dai dati, visto che le PMI infatti costituiscono oggi il 92% delle aziende del territorio e hanno un peso importantissimo per la nostra economia. Se si prendono infatti in considerazione le PMI con un giro d’affari inferiore ai 50 milioni di euro, è possibile notare come attualmente queste impieghino ben l’82% della forza lavoro italiana: un dato che supera di gran lunga la media europea. E se queste considerazioni da sole basterebbero per dimostrare tutto il peso delle piccole e medie imprese nell’economia tricolore, fortunatamente non è nemmeno tutto: sono ben 16 le piccole aziende italiane a posizionarsi entro i primi 100 posti della classifica stilata dal Financial Times per livelli di crescita.

Italia seconda soltanto alla Germania

Il Financial Times ha da poco pubblicato la classifica delle top 1000 aziende europee, e, tra le prime 100, ne troviamo addirittura 16 di italiane. Di fatto, soltanto la Germania è riuscita a fare meglio del nostro paese, ma questo non va ad intaccare minimamente i successi raccolti dalle nostre aziende. Quali sono, dunque, le primatiste in salsa italiana in questa graduatoria? La prima è la Buzzoole, una piattaforma di marketing che al momento occupa la 19esima posizione, seguita dalla Kolinpharma (26esima) e dalla Musement, 29esima.

Altri volti tutti italiani in classifica, in questa top 100 stilata dal Financial Times, sono la Unicoenergia e la Sarcos Wind, insieme alla VmWay e alla Plastrading. Da citare anche altre piccole e medie aziende italiane come la Gaia, la Velotransport e Rebecca. Si tratta, per altro, di aziende che per poter rientrare all’interno di questa classifica devono superare una selezione d’ingresso alquanto restrittiva, dimostrando ad esempio di possedere un tasso di crescita in aumento almeno del +37,7%.

L’importanza della digitalizzazione

Molte delle imprese di spicco italiane (e non solo) hanno potuto raggiungere questi risultati grazie ad un profondo impegno nella digitalizzazione e questo perché è proprio la rivoluzione digitale una delle strade maestre per la crescita del fatturato. Fra i vantaggi della digitalizzazione troviamo, ad esempio, la possibilità per le aziende di difendersi dai cattivi pagatori: il tutto per merito di servizi come quelli proposti da Icribis, che danno la possibilità di informarsi su eventuali atti pregiudizievoli di possibili clienti o partner commerciali. È chiaro che la lista dei benefici portati dalla digitalizzazione è molto più lunga: include ad esempio l’opportunità di ottimizzare i processi di produzione, eliminando gli sprechi in termini di costi. In secondo luogo, consente di migliorare il focus sul cliente e la personalizzazione dell’offerta, andando incontro ad un target sempre più mirato. In pratica, qualsiasi elemento di un modello di business ottiene dal digitale una spinta in avanti, aumentando quindi il fatturato senza però per questo veder crescere le spese. I ricavi possono dunque fare un deciso salto in avanti a fronte di un investimento iniziale che può comunque ripagarsi anche nel breve periodo.

Infine, non dobbiamo dimenticarci delle ghiotte possibilità date dall’e-commerce, soprattutto per quel che riguarda il fattore esportazioni. Grazie ad un proprio e-shop, un’azienda può vendere molto di più all’estero contenendo i costi.