Iva sugli assorbenti resta al 22%. “Mancano le coperture”. In Italia sono ancora beni di lusso

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 15 maggio 2019 11:05 | Ultimo aggiornamento: 15 maggio 2019 11:05
Iva sugli assorbenti resta al 22%. "Mancano le coperture". In Italia sono ancora beni di lusso

Iva sugli assorbenti resta al 22%. “Mancano le coperture”. In Italia sono ancora beni di lusso

MILANO – Gli assorbenti restano beni di lusso, come i trattamenti di bellezza e gli elettrodomestici. Non è passata la richiesta di abbassare l’Iva dal 22% attuale al 5%.  Mancano le coperture, è la motivazione: in base ai calcoli della Ragioneria il costo sarebbe di 212 milioni per portare l’Iva dal 22% al 10% e di oltre 300 milioni per portarla al 5%. Così se per i tartufi e i francobolli da collezione l’Iva è stata abbassata al 10%, per i prodotti igienici usati ogni mese da milioni di italiane la tassa resta al 22%. 

La misura era approdata alla Camera come emendamento Pd, sottoscritto anche da altre opposizioni, alla proposta di legge del governo sulle semplificazioni fiscali, ma è stata respinta con 253 voti contro e 189 a favore.

Lo stop alla richiesta ha suscitato scontri in Aula, gli ennesimi. Non è la prima volta che si tenta di abbassare l’Iva sui prodotti igienici femminili: un tentativo era stato fatto nel corso dell’esame della Legge di bilancio, ma era fallito per il rischio paventato da M5s di incorrere in sanzioni da parte dell’Unione europea. Un rischio che però era stato escluso dalla Commissione europea che, al contrario, ha invitato in diverse occasioni gli Stati membri ad abbassare l’Iva. 

In Italia, del resto, l’Iva sugli assorbenti è una delle più alte d’Europa. In Gran Bretagna, dove non sono rari i casi di ragazze e donne che durante il ciclo restano a casa da scuola o dal lavoro perché non hanno la possibilità di comprare gli assorbenti, l’Iva è stata ridotta al 5%. In Spagna è passata dal 10% al 4%. L’Irlanda ha azzerato la tassazione, mentre in Francia e Belgio è stata abbassata rispettivamente dal 20% al 5,5% e 6%. L’Italia detiene il record negativo insieme ad Ungheria e Grecia. Ma le italiane possono pur sempre consolarsi mangiando tartufi. (Fonti: Euronews, Parlamento europeo, Ansa)