Iva, la Cgia: “Se ci sarà l’aumento benzina e diesel più cari di 15 euro”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Giugno 2013 11:05 | Ultimo aggiornamento: 22 Giugno 2013 11:05
Iva, la Cgia: "Se ci sarà l'aumento benzina e diesel più cari"

(Foto Lapresse)

VENEZIA – Dal 2011 sono sette gli aumenti delle accise sui carburanti e un incremento dell‘Iva, a cui potrebbe aggiungersi quello del primo luglio. Secondo la Cgia di Mestre, questo produrrà effetti pesantissimi sulle tasche degli automobilisti: rispetto al 2010 una famiglia spende per la benzina circa 217 euro in più. Se l’aumento dell’Iva verrà confermato l’aggravio salirà a 223 euro nel 2013 e 230 nel 2014. Peggio per il diesel, per le quali il rincaro dal 2010 è stato di 379 euro, per salire a 388 nel 2013 e a 397 nel 2014.

Secondo i dati della Cgia di Mestre, rispetto al 2010, una famiglia media italiana con un auto alimentata a benzina che percorre circa 15.000 chilometri all’anno con un consumo di circa 900 litri di carburante, ha subito un rincaro di 217 euro.

Se tra una decina di giorni l‘aumento dell’Iva verrà confermato, per l’anno in corso l’aggravio salirà a 223 euro per toccare i 230 euro nel 2014.

Molto peggio sono andate le cose per chi dispone di un’auto di media cilindrata alimentata a gasolio. A fronte di una percorrenza media annua di 25.000 chilometri all’anno che dà luogo ad un consumo annuo di circa 1.300 litri di gasolio, il rincaro subito nelle aree di servizio a seguito degli aumenti delle accise e dell’Iva avvenuti negli ultimi tre anni è stato di 379 euro.

Se dal prossimo primo luglio l’aumento dell’Iva verrà confermato, per il 2013 l’aggravio salirà a 388 euro e nel 2014 toccherà i 397 euro.

Per il segretario Giuseppe Bortolussi corriamo dei grossi pericoli: ”Ricordo che l’80% circa delle merci in Italia viaggia su gomma. Se l’aumento dell’Iva non verrà bloccato, quasi sicuramente registreremo un rincaro generalizzato dei prezzi di tutti i beni che quotidianamente troviamo sugli scaffali dei negozi o dei supermercati. Non dobbiamo scordare che dall’inizio della crisi alla fine del 2012, il Pil nazionale è diminuito di 7 punti percentuali e la spesa delle famiglie di 5. Questa caduta di 5 punti corrisponde, in termini assoluti, ad una diminuzione media della spesa pari a circa 3.700 euro a famiglia. Se non scongiuriamo il ritocco dell’Iva corriamo il pericolo di penalizzare ulteriormente la domanda peggiorando la situazione economica delle famiglie e quella delle piccole imprese e dei lavoratori autonomi che vivono quasi esclusivamente di consumi interni”.