Stangata alle famiglie: Iva al 23%, spesa aumenterà di 420 euro in media

Pubblicato il 8 Marzo 2012 9:08 | Ultimo aggiornamento: 8 Marzo 2012 9:29

ROMA – L’aumento dell’Iva dal 21 al 23% puo’ portare una ”stangata” per la famiglia media Istat da 2,5 componenti di 352 euro annui, senza arrotondamenti dei prezzi. Di 418 euro per una famiglia di 3 persone. Lo calcola il Codacons dopo che il vice ministro dell’economia Vittorio Grilli ha confermato che ad ottobre scattera’ l’Iva al 23%. Grilli ha dato l’annuncio durante la trasmissione Ballarò che il doppio rialzo delle aliquote più alte scatterà ad ottobre. Grilli ha spiegato: “Non c’e’ al momento nessun tesoretto per abbassare le tasse sui redditi (almeno i piu’ bassi) e quindi in parte ‘sterilizzare’ l’aumento”.

”Evidentemente il Governo Monti non si accontenta di risanare i conti azzerando il deficit, ma vuole abbattere il debito anche a costo di ammazzare l’Italia e gli italiani. Una scelta sciagurata”, afferma il Codacons, sottolineando che ”non potra’ esserci crescita se il Governo, gia’ obbligato a ridurre la spesa pubblica, va ad incidere anche sui consumi gia’ in calo”. Secondo l’associazione dei consumatori ”una seria lotta all’evasione consentirebbe di scongiurare l’aumento dell’Iva di ottobre”. Gli incassi stimati dall’aumento dell’Iva, osserva il Codacons, ”sarebbero ben inferiori a quelli che si otterrebbero se il Governo recuperasse anche solo il 10% dell’evasione (dell’Iva, ndr.) denunciata dalla Corte dei Conti”.

La norma inserita nel ‘Salva-Italia’ e’ quella che consentira’ di mettere a segno il pareggio di bilancio e prevede che dal primo ottobre 2012 ”e’ disposto – spiega il Governo – l’incremento di due punti percentuali dell’aliquota ridotta e dell’aliquota ordinaria Iva che saliranno, rispettivamente, al 12% (dall’attuale 10%) e al 23% (dopo l’aumento al 21% gia’ in vigore)”.

Ma appena il mese scorso il premier Mario Monti rassicurava: ”E’ possibile” che a settembre l’Iva non aumenti: ”le clausole di salvaguardia erano dei buchi nei quali si poteva andare a cadere. E una parte della durezza del Salva Italia era dedicata” a evitarlo. Il problema era insomma garantire la tenuta del percorso di rientro del deficit ed evitare (come previsto dal precedente Governo) di mettere mano ad una ‘sforbiciata’ indistinta alle detrazioni fiscali (la precedente clausola di salvaguardia).

L’intenzione espressa da Monti e da molti del governo e del Parlamento era comunque di evitare l’aumento dell’Iva. Ma ora Grilli taglia corto e conferma che lo scatto in avanti ci sara’. Nessun piano ‘b’ da percorrere allo stato viene indicato dal Governo.    Scatta cosi’ l’allarme di molti. Perche’ e’ di palmare evidenza l’impatto che questa misura avra’ sui portafogli, dunque sui consumi e sulle possibilita’ di ripresa.

Insomma una ”scelta sciagurata”, afferma il Codacons. Anche nel Pdl storcono il naso: ”ci stupiamo delle parole del viceministro Grilli – dice l’ex sottosegretario all’Economia, Luigi Casero – L’aumento portera’ ad un ulteriore incremento dell’inflazione e comunque ad un aumento della pressione fiscale”.

Condivide il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi (Pdl). Per la Lega Massimo Fugatti spiega: ”l’aumento ricadra’ ancora una volta sui cittadini e sugli acquisti, che subiranno una nuova contrazione dilatando il periodo recessivo”. Molto arrabbiati anche i rappresentanti degli esercenti: ”con un Paese in recessione e i consumi in stallo, – dice Confesercenti – l’ulteriore aumento allontanera’ sempre di piu’ la crescita gelando di nuovo i consumi”. E secondo Confcommercio l’aumento al 23%, in particolare, comportera’ ”non solo la riduzione del volume dei consumi, il cui profilo evolutivo appare gia’ oggi molto negativo, ma ridurranno anche il potere d’acquisto, i redditi percepiti e la ricchezza messa da parte dalle famiglie”.

Per capire bene di cosa si tratta basti pensare che l’aumento scattera’ – spiega Coldiretti – (dal 21 al 23%) per prodotti di largo consumo come l’acqua minerale, la birra e il vino ma anche specialita’ come i tartufi mentre a quello dal 10 al 12% sono interessati dalla carne al pesce, dallo yogurt alle uova ma anche il riso, il miele e lo zucchero. ”Il governo – chiede cosi’ la Cia – riveda queste misure che non favoriscono certo lo sviluppo, ma rischiano di aggravare ulteriormente al situazione economica del Paese”. Rincara Federalimentare: ”l’aumento sara’ una mazzata per i consumatori perche’ vale 3 miliardi di euro”.