Il presidente Bundesbank Weidmann: “Da Monti riforme importanti, Ue più forte”

Pubblicato il 15 Giugno 2012 9:05 | Ultimo aggiornamento: 15 Giugno 2012 9:51

Jens Weidmann

FRANCOFORTE – Scettico sulle lezioni greche come unica questione sul tappeto, fiducioso per i progressi sui conti pubblici dell’Italia, convinto che adesso serva un’Europa più forte: così il presidente di Bundesbank Jens Weidmann in un’intervista al Corriere della Sera parla della crisi dell’euro e alla domanda sui 100 miliardi per la Spagna risponde: “Per quanto sappiamo oggi, l’ammontare discusso sembra contenere un margine di sicurezza sufficiente”.

Interpellato sull’effetto domino dice: “Non credo nella teoria del prossimo in fila (fra i candidati al contagio, ndr ). Ogni Paese è diverso dagli altri e riguardo ai dati italiani, ci sono differenze molto significative, come per esempio il fatto che l’Italia è vicina all’avanzo primario di bilancio (prima di pagare gli interessi, ndr ). E sono scettico sul fatto di fissarsi sulle elezioni greche come fossero l’unica questione sul tappeto. Anche se determina il modo in cui l’Unione Europea si occupa di un Paese che non riesce ad accettare i suoi impegni”.

Sulla situazione del nostro Paese aggiunge: “Il premier Mario Monti negli ultimi mesi si è impegnato in riforme importanti. Ora si tratta di implementarle, ed è un processo che prende tempo prima che dia i suoi frutti”.

Riguardo ad Atene sostiene che “il mancato rispetto degli accordi conduce all’interruzione dei finanziamenti. E questo può avere ripercussioni sulle sue possibilità di rimanere nell’euro. È anche andata persa la fiducia nel funzionamento dell’unione monetaria. E questo ci riporta indietro nel dibattito se vogliamo rientrare nel quadro normativo di Maastricht, basato sulla responsabilità individuale di ogni Paese per la politica fiscale nazionale. Oppure se vogliamo compiere un “balzo in avanti” riguardo a una maggiore integrazione. Perché non possiamo dire, da un lato, che ci fondiamo sulle politiche fiscali nazionali, e, dall’altro lato, mettere progressivamente in comune i rischi senza controllo, minando con questo il quadro legale esistente. Alla fine è sempre una questione di equilibrio fra il debito comune e il controllo”.

Sull’euro a rischio come conseguenza dei problemi Germania-Francia è cauto: “Aspettiamo che si sia dissipato il “rumore” elettorale. E poi vedremo come funzionerà la collaborazione. Secondo me bisogna essere realistici riguardo alle soluzioni. E distoglie l’attenzione se si parla soltanto di eurobond (l’emissione di debito comune in Europa, ndr ) senza parlare anche di un controllo centralizzato. Il governo tedesco sta spingendo per un’unione fiscale, un sistema comune di politiche di bilancio, cercando di trovare una soluzione. E apprezzerei molto se il presidente Hollande aprisse il dibattito e discutesse sia del debito comune, sia di cessioni di sovranità e della via comune verso questa nuova unione politica. Ma chiedere soltanto gli eurobond non ci porta da nessuna parte”.

E ancora: “Stando all’ultimo sondaggio, il 58% dei tedeschi sarebbe più propenso di altri Paesi ad adottare un’integrazione politica maggiore. In altri Paesi, questo giudizio è più negativo, specialmente in quelli che richiedono con maggiore forza una mutualizzazione dei rischi e del debito, come Francia, Italia, o Spagna”.

‘E’ andata persa la fiducia nel funzionamento dell’unione monetaria. E questo ci riporta indietro nel dibattito se vogliamo rientrare nel quadro normativo di Maastricht, basato sulla responsabilita’ individuale di ogni Paese per la politica fiscale nazionale. Oppure se vogliamo compiere un ‘balzo in avanti’ riguardo a una maggiore integrazione. Perché non possiamo dire, da un lato, che ci fondiamo sulle politiche fiscali nazionali, e, dall’altro lato, mettere progressivamente in comune i rischi senza controllo, minando con questo il quadro legale esistente”.