Jobs act. Da co.co.pro. a contratti stabili, chi paga? Ragioneria stoppa Renzi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Marzo 2015 10:35 | Ultimo aggiornamento: 23 Marzo 2015 10:35
Jobs act. Da co.co.pro. a contratti stabili, chi paga? Ragioneria stoppa Renzi

Jobs act. Da co.co.pro. a contratti stabili, chi paga? Ragioneria stoppa Renzi

ROMA – Jobs act. Da co.co.pro. a contratti stabili, chi paga? Ragioneria stoppa Renzi. La Ragioneria generale dello Stato, il controllore dei conti, non ha ancora dato il via libera ai nuovi provvedimenti in materia di maternità, abolizione dei co.co.pro. e aumento dei voucher: in soldoni, la Ragioneria non è convinta che il Jobs act abbia le coperture finanziarie necessarie, per cui i due decreti attuativi relativi sono stati approvati dal Consiglio dei ministri da un mese ma il Parlamento, che su quei testi deve esprimersi, non li ha ancora mai visti.

La trasformazione dei contratti precari (tipo i co.co.pro.) in contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti conviene alle imprese perché senza art. 18 (no tutela sui licenziamenti per i neoassunti ma indennizzo) ma soprattutto perché meno costosi: l’imprenditore risparmia sui contributi ma, almeno sul breve periodo, lo Stato incassa meno. Lorenzo Salvia del Corriere della Sera spiega la questione:

I contratti precari hanno in media un basso salario ma portano nelle casse pubbliche parecchi soldi, visto che i contributi possono coprire, a seconda dei casi, il 24,5% o addirittura il 30,75% della paga. Il nuovo contratto a tutele crescenti, invece, non porterà quasi nulla.

Perché, oltre al licenziamento più facile, a renderlo attraente è proprio il fatto che i contributi non si pagano, con uno sconto che può arrivare fino a un massimo di 8.060 euro l’anno per tre anni. Un successo politico potrebbe diventare un problema economico. Lo scontro che va avanti da un mese è proprio su questo punto. (Lorenzo Salvia, Corriere della Sera)

Maurizio Sacconi, Presidente della Commissione lavoro del Senato, contesta lo stop per motivi di copertura che giudica inesistenti.

Quel che è troppo è troppo. I secondi due decreti del Jobs act sono bloccati da problemi di copertura che almeno nel caso delle tipologie contrattuali appaiono inesistenti. E’ difficile immaginare un aumento dei contratti a tempo indeterminato a saldo zero, cioè senza crescita dei lavori. Quindi non un mero spostamento da contratti più onerosi a contratti meno onerosi che hanno peraltro copertura.

Gli stessi voucher, che ora vengono ampliati nelle possibilità d’uso, fanno emergere lavori sommersi e sono pertanto tutti attivi per la finanza pubblica. Si consegnino quindi i decreti al Parlamento per i pareri ed il varo definitivo. (Ansa)