Jobs Act, dopo gli assunti, il primo licenziato a Tolmezzo

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 Novembre 2015 20:50 | Ultimo aggiornamento: 13 Novembre 2015 20:50
Jobs Act, dopo gli assunti, il primo licenziato a Tolmezzo

Lo stabilimento Pigna

TOLMEZZO (UDINE) – Dopo gli assunti, ecco i primi licenziati grazie al Jobs Act firmato Renzi-Poletti. Il primo caso finito sui giornali, e in particolare sul Messaggero Veneto, è avvenuto allo stabilimento Pigna Envelopes di Tolmezzo (Udine), racconta Elena Del Giudice.

Qui è stato licenziato un lavoratore che, secondo quanto denunciano i sindacati, “per essere assunto alla Pigna ed avvicinarsi alla famiglia, una moglie e due figli piccoli, aveva lasciato un’altra occupazione, faticosa, certamente, che gli lasciava poco tempo per la famiglia, ma che gli consentiva di mantenere moglie e figli. Oggi quest’uomo è a casa, senza lavoro e in prospettiva, senza reddito”.

Anche nelle modalità il licenziamento è stato a dir poco sbrigativo: una lettera di undici righe in cui presidente e amministratore delegato della PignaEnvelopes srl di Tolmezzo comunicavano al dipendente la risoluzione del rapporto di lavoro.

Scrive Del Giudice:

“Invocando la “riorganizzazione della turnistica dovuta ad un persistente calo di lavoro”, l’ad informa il lavoratore che con decorrenza dal ricevimento della lettera (datata 11 novembre, e quindi a far data dal 13 novembre), il “posto fisso” agguantato grazie al contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act, scompare. Bontà della legge, il lavoratore è stato «dispensato dall’effettuazione del periodo di preavviso» di cui gli verrà corrisposta la relativa indennità sostitutiva.

Per Massimo Albanesi, segretario regionale della Fistel Cisl, il sindacato di riferimento per il settore dei cartai,

“le modalità con cui questo sta avvenendo confermano i dubbi e le critiche che, come sindacato, avevamo avanzato al Jobs Act e alle nuove norme intervenute sull’articolo 18. Ed è anche la dimostrazione che i lavoratori “a tutele crescenti” vengono trattati allo stesso modo dei precari.Anzi, direi che vengono trattati peggio dei lavoratori a termine perché nei contratti a tempo determinato le regole sono chiare: il lavoro c’è ed è a tempo, condizionato all’attività dell’impresa. Non ci sono illusioni, né si alimentano. Dall’altra parte – ricorda Albanesi – abbiamo un’azienda che ha beneficiato della decontribuzione prevista dalla legge per aver assunto un lavoratore a tempo indeterminato (e non sarà nemmeno costretta a restituire il vantaggio contributivo incamerato per i mesi di assunzione), e che oggi scarica sulla collettività lo stesso lavoratore che dovrà fare domanda per accedere agli ammortizzatori sociali. Per l’azienda nessun conto da pagare; per il sistema Paese un doppio costo sociale”.

Il licenziamento sarà comunque impugnato perché, nonostante la legge dia ampi margini di manovra alle imprese, impone anche di agire secondo criteri che, nel caso specifico, secondo i sindacati, non sarebbero stati rispettati.