Jobs Act, Poletti: “Addio co.co.pro. Contratti a termine, resta tetto 36 mesi”

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 febbraio 2015 19:41 | Ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2015 20:36
Jobs Act, Poletti: "Addio co.co.pro. Contratti a termine restano di 36 mesi"

Giuliano Poletti

ROMA – Addio co.co.co. e co.co.pro., nel senso che non solo non si potranno più fare contratti a progetto ma anche per quelli esistenti si studierà una transizione. E’ quanto annunciato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al termine dell’incontro con le parti sociali sui decreti attuativi del Jobs Act. Per i contratti a termine, ha spiegato il ministro, resta invece il tetto di 3 anni.

“Stiamo lavorando ad una rideterminazione del confine tra lavoro autonomo e lavoro subordinato – ha detto Poletti – per chiarire anche le Partite Iva. Pensiamo di fare una operazione che blocca la possibilità di fare nuove collaborazioni a progetto e su quelle che ci sono bisogna cercare di trovare una modalità di gestione della transizione”.

E a chi gli domandava dell’eventuale nascita di un nuovo contratto, quello “economicamente dipendente”, il ministro ha confermato che “è sul tavolo” ma “se riusciamo a risolvere questo tema senza introdurre una nuova formula contrattuale la evitiamo”.

Per quanto concerne i co.co.co, Poletti ha sottolineato che “ci sono situazioni specifiche nel pubblico e nel privato e vanno valutate”. Niente di nuovo invece sotto il grande ombrello dei contratti a tempo determinato che manterranno il tetto di durata a 36 mesi. Al momento sembra scartata la possibilità di ridurne la durata da 36 a 24 mesi, abbassando da 5 a 3 il numero massimo delle proroghe.

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In ogni caso il Cdm di venerdì 20 febbraio darà il via libera definitivo al contratto a tutele crescenti e ai nuovi ammortizzatori sociali, ed esaminerà i decreti attuativi sulle tipologie contrattuali e sull’Agenzia delle ispezioni da trasmettere in Parlamento per il parere.

Attualmente i lavoratori a progetto sono poco più di mezzo milione, in prevalenza donne, e hanno un reddito medio inferiore ai mille euro al mese. Secondo l’ultimo rapporto Inps riferito al 2013, i collaboratori a progetto sono 502.834, 266.925 dei quali donne con un reddito medio per l’anno considerato da collaborazione di 10.218 euro (un terzo di quello riferito ad altri collaboratori come la categoria dei sindaci di società e degli amministratori di condominio). Per le donne il reddito medio e’ poco meno della meta’ di quello degli uomini con 7.035 euro denunciati nel 2013 contro i 13.820 medi degli uomini.

Il Governo punta anche all’eliminazione dell’associazione in partecipazione, forma contrattuale che, sempre secondo i dati Inps riferiti al 2013, riguarda 41.894 persone con un compenso medio annuo ancora più basso di quello dei collaboratori a progetto (8.446 euro, 7.703 medi per le donne, 9.221 medi per gli uomini). Nel complesso i collaboratori iscritti alla gestione separata dell’Inps sono 1.259.498 (-11,7% sul 2012) in grande prevalenza collaboratori a progetto (502.834) e sindaci e amministratori (506.354). Oltre il 90% dei collaboratori complessivi (1,1 milioni su 1,25 milioni) ha un solo committente. Il contratto a progetto è nato nel 2003 con la legge Biagi per sostituire il contratto di collaborazione coordinata e continuativa (il cosiddetto co.co.co) introdotto in Italia dal pacchetto Treu nel 1997.