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Jobs Act, Susanna Camusso: “Pronti a nuovi scioperi e a ricorsi in Europa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Dicembre 2014 9:58 | Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre 2014 9:59
Jobs Act, Susanna Camusso: "Pronti a nuovi scioperi e a ricorsi in Europa"

Susanna Camusso (Foto Lapresse)

ROMA – Sul Jobs Act è scontro governo-sindacati. Nel mirino delle associazioni c’è soprattutto la nuova formulazione dell’articolo 18, che prevede di applicare le regole in fatto di licenziamento anche a quelli collettivi. La segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, annuncia nuovi scioperi e ricorsi ai tribunali italiani ed europei.

In un’intervista a Roberto Mania di Repubblica Camusso avverte:

“Continueremo a lottare, a mobilitarci, a scioperare anche contro le aziende perché non può esserci uno che incassa e l’altro che subisce soltanto. Useremo la contrattazione e i ricorsi giudiziari in Italia e in Europa. Utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per ribaltare un’idea recessiva del lavoro. (…) “Solleciteremo le Commissioni parlamentari. Ma non mancheranno la lotta, la contrattazione, i ricorsi giudiziari”.

E sulle vertenze che il governo sostiene siano state risolte grazie al proprio intervento la sindacalista dice:

“E’ grazie alla lotta dei lavoratori che hanno trovato uno sbocco, non hanno visto alcuna nuova iniziativa imprenditoriale italiana. Gli industriali italiani non investono più, non innovano, a parte coloro che puntano tutto sull’export. E infatti dalle crisi si esce spesso con progetti di imprenditori stranieri. Da noi mancano gli imprenditori capaci di rischiare in proprio, eppure il governo ha delegato a loro le scelte sul futuro dello sviluppo. È una logica che mi fa impressione. Ripeto: ma cosa gli hanno fatto i lavoratori a Renzi?”.

Camusso liquida il contratto a tutele crescenti presente nel Jobs Act:

“Questo contratto a tutele crescenti è un grande bluff. È solo una monetizzazione crescente: “Ti licenzio anche ingiustamente, ti pago pure in modo crescente, quindi adesso taci”, sembra voler dire. Di fatto è l’abolizione dei contratti a tempo indeterminato. Il contratto a tutele crescenti non ha un punto d’arrivo nel quale la situazione si stabilizza. L’Italia sarà così l’unico Paese nel quale la palla non passa mai dalla parte dei lavoratori. Il presunto grande salto nella modernità si traduce nella monetizzazione della dignità del lavoratore”.

Sull’esclusione dell’opting out, poi attacca:

“Quando il premier Renzi dice che non c’era bisogno di introdurre anche quel principio, ribadisce implicitamente che tutto è già possibile. (…) In Europa la grande questione della politica è come riappropriarsi del governo dell’economia. Il nostro governo ha scelto di delegare le imprese. Una sorta di abdicazione, di rinuncia a individuare un proprio modello di sviluppo”.