Corte Conti: “Def. Troppe tasse, dissolti 37 miliardi nel 2013”

Pubblicato il 23 Aprile 2012 18:04 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2012 19:40

Il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino (Lapresse)

ROMA – La Corte dei conti boccia il Def e avverte: con troppe tasse il rischio è di un corto circuito rigore-crescita e di recessione. Troppe manovre in tempi stretti dovrebbero portare alla dissoluzione di 37 miliardi nel 2013. Nel 2013, l’anno del pareggio di bilancio, “si può calcolare che l’effetto recessivo indotto dissolverebbe circa la metà dei 75 miliardi di correzione netta attribuiti alla manovra di riequilibrio”. ”Il pericolo di un corto circuito rigore/crescita non è dissipato nell’impianto del Def 2012-2015”, spiega il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nel corso di un’audizione alla Camera. E precisa che “la ristrettezza dei margini temporali complica la realizzabilità di una strategia di politica economica”.

”La componente fiscale” degli interventi correttivi prevista dal Def “è altissima”, secondo Giampaolino, e sarà superiore al 45% nel triennio 2012-2014.  ”L’inevitabile asimmetria tra gli effetti recessivi prodotti dalla manovra di bilancio e l’impatto virtuoso delle misure di sostegno dell’economia genera un equilibrio molto fragile”. “Lo stesso orientamento dei mercati – ha aggiunto – appare sempre più influenzato dalla percezione negativa delle prospettive di crescita di Italia e Spagna e dall’impressione del perdurare dell’alto livello di pressione fiscale”.

Secondo le previsioni della Corte dei Conti, la componente fiscale delle correzioni sarà dell’82% nel 2012, del 70% nel 2013 e oltre il 65% nel 2014. ”La pressione fiscale salirà dal 42,5% del 2011 ad oltre il 45% per l’intero triennio successivo”.

”L’urgenza del riequilibrio dei conti si è tradotta inevitabilmente nel ricorso al prelievo fiscale – ha spiegato il presidente della magistratura contabile – forzando una pressione già fuori linea nel confronto europeo e generando le condizioni per ulteriori effetti recessivi”.

Secondo Giampaolino con la spending review occorre ”riconsiderare drasticamente” alcune organizzazioni della pubblica amministrazione, a partire da quelle dell’ordine pubblico e della sicurezza. “La spending review deve rendere possibile – ha detto il presidente – non solo la riduzione della spesa, quanto la sua migliore distribuzione (in primis a favore degli investimenti) e il conseguimento di più elevati standard di efficienza, individuando nello stesso tempo distorsioni strutturali connesse ad assetti organizzativi da drasticamente riconsiderare, ad esempio quello della tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza”.

”L’ambito di fattibilità delle dismissioni dovrebbe essere oggetto di un sollecito ed attento esame perché una ripresa delle politiche di dismissioni del patrimonio pubblico può risultare opportuna” sia per la riduzione del debito che per ”abbattere il ricorso netto al mercato”, ha detto il presidente della Corte dei Conti, per il quale sarebbe necessaria ”all’interno del governo una sede dedicata supportata da una task force operativa.

Per il presidente della Corte dei Conti, quindi, ”occorre spendere in modo oculato e bene, perché sono soldi sottratti in maniera rilevantissima ai privati e a quelli che producono”.  La spending review è così ”una delle prime incombenze che abbiamo davanti, evitando gli sprechi e gli sperperi, che sono patologici, ma anche ben amministrando, tutte le pubbliche amministrazioni devono guardare piu’ che a creare nuove imposte e nuove forme di balzelli a ridurre le loro spese non in modo lineare o non ragionato – ha sottolineato Giampaolino – ma in modo qualificato, assumendosene le responsabilita”’. Secondo il presidente della Corte dei Conti ”i cittadini così come hanno compreso la pressione fiscale potranno comprendere anche una seria e severa, ma basta che sia seria, riduzione della spesa”.

Poi ha aggiunto: ”La somma di entrate e di spese pubbliche supererà nell’intero periodo il 90% del Pil: un drenaggio di risorse incompatibili con un efficace politica di rilancio dell’economia”. E prosegue: ”Il profilo piatto della crescita economica si traduce, anche nel periodo di riferimento del Def, in una incidenza soverchiante del bilancio pubblico sull’economia”. ”Un ritorno al lassismo non sarebbe mai auspicabile”, ha precisato aggiungendo che ”una seria e rigorosa attenzione ai conti pubblici è auspicata” ma è importante che ”si presti altrettanta attenzione al momento della spesa”.