La Grecia brucia: rivolta per le strade, panico in Borsa

Pubblicato il 5 Maggio 2010 16:07 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2010 18:01

Uno dei momenti degli scontri di Atene

La Grecia brucia il 5 maggio 2010. Rivolta, morti, panico nelle strade e in Borsa.

Ad Atene la manifestazione dei lavoratori è diventata quasi una rivoluzione. Tre persone sono morte in una banca incendiata da bombe molotov. La guerriglia ha continuato a imperversare per il centro della capitale. I poliziotti hanno faticato nel tenere a bada i manifestanti. Il panico si è trasferito dalle strade alle Borse: il listino di Atene è crollato, ma l’effetto domino ha colpito tutti i mercati europei. La situazione più critica è in Portogallo, che rischia di fare la stessa fine della Grecia. Anche l’Euro è andato giù: la moneta ha toccato il minimo storico nel cambio col dollaro.

Il 5 maggio Atene si risveglia paralizzata dallo sciopero generale indetto dai sindacati. Ieri si erano mobilitati solo quelli del settore pubblico, oggi si sono aggiunti anche quelli del privato. L’obiettivo dei lavoratori è quello di raggiungere il Parlamento. Nei giorni scorsi il governo ha varato un piano per fronteggiare la crisi economica che ha portato il Paese nel baratro. Per cercare di risanare i conti pubblici, l’esecutivo ha deciso di tagliare proprio nel settore pubblico: i dipendenti statali si vedranno tagliare indennità, tredicesima e quattordicesima mensilità, mentre stipendi e pensioni saranno congelati non si sa fino a quando.

Il corteo nella capitale è composto da lavoratori provenienti da ogni settore: operai, impiegati, agricoltori, studenti, docenti, pensionati. Con loro la sinistra extraparlamentare e l’immancabile movimento anarchico, che quando “annusa” aria di scontri con le forze dell’ordine non fa mai mancare la propria presenza.

I tafferugli cominciano già sulla strada che porta all’edificio parlamentare: i manifestanti prendono di mira negozi e banche, raggiunti da sassi e molotov. L’aria comincia a farsi pesante da subito e gli agenti mettono in atto le “solite” contromisure: cariche e lacrimogeni per cercare di dividere e disperdere l’ala violenta del movimento.

E come spesso accade in questi casi, ci scappa il morto. Anzi, questa volta i morti sono tre. Le vittime sono all’interno della Marfin Egnatia Bank, istituto di credito situato a pochi passi dal Parlamento. L’ingresso dell’edificio viene colpito da un lancio di bombe molotov, che scatenano le fiamme all’interno dello stabile. Il rogo costa la vita a tre persone, tra i quali una donna incinta, mentre i vigili del fuoco riescono a salvarne altre quattro. Quattro presunti colpevoli saranno successivamente individuati e fermati dalle forze dell’ordine.

Il centro di Atene è ormai un campo di battaglia, avvolto dall’odore acre dei lacrimogeni e da quello del fumo provocato da incendi che divampano in ogni angolo: palazzi in fiamme, vetrine frantumate, manifestanti che si scagliano contro i poliziotti e agenti che caricano.

Il governo capisce che la protesta rischia di degenerare sempre più e il ministro della Difesa decide di rafforzare la sicurezza degli edifici militari e delle caserme, che possono diventare facili obiettivi.

Se Atene protesta, le altre città non stanno a guardare: anche a Patrasso la polizia usa più volte le bombe lacrimogene contro gruppi di dimostranti che danno fuoco ai cassonetti dell’immondizia. Incidenti non gravi invece a Salonicco, a Ioannina e Corfu.

Il caos investe anche il settore finanziario: la Borsa di Atene, che già ieri aveva subito un tonfo, perde immediatamente il 4,71% dopo le notizie dei morti durante gli incidenti. L’Euro invece scende sotto la soglia 1,29 dollari: si tratta del nuovo minimo nel cambio con la moneta americana.

La crisi dei listini greci però trascina con sé anche le altre Borse europee: la Spagna segna il ribasso maggiore, pari al -2,50%, seguita dal Portogallo dove l’indice Psi lascia sul terreno il 2,31%. Parigi perde l’1,37%, mentre Londra registra un calo dell’1,15%. Negative anche Francoforte e Amsterdam che perdono rispettivamente lo 0,74% e l’1,60%.

La situazione è particolarmente critica in Portogallo, dove l’agenzia di rating Moody’s minaccia un nuovo declassamento del Paese. Il debito portoghese rimane negativo, una decisione definitiva sul rating sarà presa entro i prossimi 3 mesi.