La laurea serve a poco: aumentano i disoccupati, stipendi più bassi

Pubblicato il 6 Marzo 2012 12:13 | Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2012 12:14

ROMA – Aumenta la disoccupazione tra i laureati e il lavoro, per chi riesce a trovarlo, è più precario di prima. Emerge dal XVI rapporto Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati triennali, presentato stamani nella sede della Conferenza dei rettori (Crui). L’indagine, che ha coinvolto circa 400 mila laureati, mostra pure un peggioramento delle retribuzioni.

La disoccupazione per i laureati triennali è poi passata dal 16 per cento del 2009 al 19 per cento nel 2010. Per i laureati specialistici invece il tasso di disoccupazione è passato dal 18 per cento al 20 per cento. Il lavoro nero invece è un fenomeno che riguarda il 6% dei laureati di primo livello, il 7% degli specialistici, l’11% di quelli a ciclo unico.

Si parla di stipendio medio da 1600 euro al mese a 10 anni dalla laurea, che scende a 1400 euro se la laurea è in architettura o in psicologia, fino ai 1300 euro al mese per i laureati in lettere. Ad un anno dalla laurea invece lo stipendio è pari a 1.105 euro mensili netti per i laureati di primo livello, 1.050 per gli specialistici a ciclo unico, 1.080 per gli specialistici.

Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea, ha detto: ”Sarebbe un errore imperdonabile sottovalutare o tardare ad affrontare in modo deciso le questioni della condizione giovanile e della valorizzazione del capitale umano, non facendosi carico di quanti, anche al termine di lunghi, faticosi e costosi processi formativi, affrontano crescenti difficoltà ad affacciarsi sul mercato del lavoro, a conquistare la propria autonomia, a progettare il proprio futuro. Tanto più in Italia, dove costituiscono una risorsa scarsa anche nel confronto con i paesi più avanzati, i giovani sono per di più in difficoltà a diventare protagonisti del necessario ricambio generazionale per il crescente invecchiamento della popolazione e per l’inamovibilità di tante gerontocrazie”.

Cammelli spiega che “si tratta di un fenomeno piuttosto preoccupante, ma del resto basta dare un’occhiata agli investimenti fatti in questo periodo dal nostro Paese in questo settore. Francia, Germania, tutti i Paesi Europei hanno investito di più nelle professioni qualificate per uscire dalla crisi, l’Italia è l’unica in controtendenza. Abbiamo una percentuale di laureati modesta rispetto alla media Ocse, abbiamo una classe dirigente oltre 55 anni poco scolarizzata e per di più investiamo pochissimo su questo fronte”.