Lavoro, Giovannini: “Contratti più flessibili per decreto, da luglio”, surreale

Pubblicato il 25 Maggio 2013 8:25 | Ultimo aggiornamento: 25 Maggio 2013 8:41
Lavoro, Giovannini: "Contratti più flessibili per decreto, da luglio"

Enrico Giovannini (Foto Lapresse)

ROMA – Più flessibilità nel lavoro. Partendo dall’Expo 2015 di Milano. E’ il piano del ministro del Lavoro Enrico Giovannini. In un’intervista un po’ surreale al Corriere della Sera l’ex presidente dell’Istat rilancia l’Esposizione universale come “un’opportunità che va ben al di là di Milano e della Lombardia”.

Non si capisce molto cosa voglia il ministro:

“Prendiamo il contratto a termine e l’apprendistato, che consente una serie di flessibilità ma in una prospettiva di assunzione. È chiaro che se l’Expo sarà una bolla le aziende guarderanno tutte al contatto a termine. Se invece costruiamo un progetto che si appoggia nel tempo sui punti di forza dell’Italia, come il turismo, la cultura e l’agroalimentare, allora dobbiamo incentivare l’apprendistato”.

Riguardo ai contratti a termine conferma la riduzione degli intervalli obbligatori tra un contratto e l’altro: “L’idea è condivisa dalle parti sociali, dice Giovannini, a tal punto che è stata già inserita in molti contratti. Probabilmente si tornerà a 10 e 20 giorni, come prima della riforma Fornero. Il taglio arriverà insieme ad altre misure, con un decreto legge che il governo porterà in consiglio dei ministri tra la fine di giugno e i primi di luglio“, cioè subito dopo il Consiglio europeo sul lavoro.

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Del taglio delle pensioni alte, “ne parleremo dopo l’estate. Tuttavia non si vede perché nel momento in cui si chiedono sacrifici a tutti qualcuno debba essere escluso. Una misura del genere non porterebbe molti soldi ma sarebbe un’operazione di giustizia sociale. E il governo deve fare quello che ritiene giusto, equo. Anche se non risolve tutti i problemi economici”.

Il ministro ammette la crisi ma non sottoscrive la situazione allarmante descritta dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi:

“L’Italia sta vivendo la recessione peggiore della sua storia ma non è corretto dire che tutto il Nord sia sull’orlo del baratro. Ci sono aziende orientate all’export, innovative, che fanno aumentare la produttività e creano occupazione. Il che dimostra come fare impresa in Italia sia magari più difficile ma possibile. Proprio a proposito dell’Expo, mi dicevano che la reazione di alcuni imprenditori è stata del tipo: “Bene, ci sono i soldi?”. L’imprenditore vero dovrebbe dire un’altra cosa: “Ho un’idea, vedo un’opportunità, i soldi verranno dopo”. E invece quello è il meccanismo psicologico prevalente, primo nemico della ripresa”.

Giovannini nega che si possa tagliare il cuneo fiscale di 11 punti, come chiesto da Confindustria: “Costerebbe svariati miliardi”. Riconosce il merito delle parti sociali nella gestione della crisi, sia dei sindacati sia delle associazioni degli industriali.