Lavoro, retribuzioni su dell’1,2%: crescita ai minimi dal 1982

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Maggio 2014 12:07 | Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2014 12:09
Lavoro, retribuzioni su dell'1,2%: crescita ai minimi dal 1982

Lavoro, retribuzioni su dell’1,2%: crescita ai minimi dal 1982

ROMA – Le retribuzioni salgono dell’1,2% rispetto al 2013, ma restano ai minimi dal 1982. Queste le stime dell‘Istat, che spiega come le retribuzioni ad aprile siano rimaste invariate rispetto a marzo, ma in debole crescita rispetto all’anno precedente.

Si tratta, spiega l’Istat, della crescita annua più bassa da quando esistono le serie storiche ricostruite, partite nel 1982, ovvero ben 32 anni fa. La crescita degli stipendi è sempre più fiacca, ma nonostante tutto l’aumento delle paghe risulta doppio rispetto all’inflazione.

Eppure i salari fanno meglio dei prezzi, con un sollievo per le tasche degli italiani, in termini di potere d’acquisto. L’inflazione infatti ad aprile è risultata pari allo 0,6%. Il merito, in quella che assomiglia ad una corsa al ribasso, va tutto all’inflazione, con la frenata dei listini che quindi è più forte di quella delle retribuzioni.

Ormai da tempo le retribuzioni contrattuali orarie mostravano una crescita anemica. L’aumento dei primi quattro mesi dell’anno rileva infatti una media bassa, pari all’1,4%. E’ così bastato l’ennesimo passo indietro, una frenata di due decimi di punto (dall’1,4% di marzo) per scivolare indietro di tre decenni.

Guardando ai principali macrosettori, emerge un divario netto tra privato, dove le retribuzioni contrattuali orarie registrano un +1,6%, e pubblico, che segna una crescita zero, su cui da anni pesa il blocco della contrattazione (l’ultimo rinnovo risale al biennio 2009-2010). Ad aprile, quindi, gli stipendi sono rimasti fermi rispetto allo scorso anno in tutti i comparti della Pa, a cui ha fatto compagnia il settore alimentari, bevande e tabacco, che pure ha registrato una variazione tendenziale nulla. E’ andata invece meglio ai lavoratori della gomma (3,5%), dell’agricoltura e delle telecomunicazioni (entrambi 3,1%).