Lavoro, stipendi: frenano retribuzioni a settembre, e il 2013 sarà ancora peggio

Pubblicato il 25 Ottobre 2012 10:35 | Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2012 10:37
Istat: frenano retribuzioni a settembre (Nella foto il presidente Istat Enrico Giovannini, LaPresse)

ROMA – Stipendi in calo a settembre 2012: le retribuzioni contrattuali orarie hanno avuto una battuta d’arresto, anche se sono aumentate (ma solo dell’1,4%) rispetto al 2011, mentre su base mensile restano quasi ferme, crescendo dello 0,1%. Lo rileva l’Istat. Il dato tendenziale rimane sotto al livello d’inflazione annuo dello stesso mese (+3,2%), con un divario che si allarga a 1,8 punti.

Guardando ai principali macrosettori, l’Istat rileva che a settembre le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell’1,9% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. Nel dettaglio i settori che presentano gli aumenti tendenziali maggiori sono: energia elettrica e gas (2,9%), tessili, abbigliamento e lavorazione pelli, gomma, plastica e lavorazioni minerarie non metallifere (2,8%). Si registrano, invece, variazioni nulle per telecomunicazioni e tutti i comparti della pubblica amministrazione, per effetto del blocco della contrattazione.

L’Istat precisa che a settembre si rileva una differenza tra le retribuzioni orarie e quelle per dipendente. Queste ultime, infatti, segnano un rialzo congiunturale dello 0,2% e un aumento dell’1,5% su base annua.

L’Istat sostiene anche che in assenza di rinnovi, a gennaio 2013, la crescita annua dell’indice delle retribuzioni contrattuali crollerebbe, attestandosi allo 0,9%. Infatti, per la fine di dicembre 2012, ricorda l’Istat, sono in scadenza gran parte dei contratti dell’industria (tra cui energia e petroli, energia elettrica, plastica, metalmeccanici). Ma alcuni rilevanti contratti sono in scadenza anche nei servizi (magazzinaggio e trasposto merci su strada).

A settembre risultano in attesa di rinnovo 34 accordi contrattuali, di cui 16 appartenenti alla pubblica amministrazione, relativi a circa 3,8 milioni di dipendenti (intorno ai 3 milioni nel pubblico impiego). L’Istat inoltre sottolinea che a settembre, tra i contratti monitorati dall’indagine, non si e’ registrato il recepimento di nessun accordo.