Deficit sanitario troppo alto. Lazio, Campania, Calabria e Molise aumentano Irap e Irpef

Pubblicato il 2 Luglio 2010 9:41 | Ultimo aggiornamento: 2 Luglio 2010 9:42

Vasco Errani

I cittadini e gli imprenditori di Lazio, Campania, Calabria e Molise pagheranno più tasse. Lo scrive oggi Barbara Ardù sulle pagine di Repubblica. La colpa è delle loro Regioni, che non hanno rispettato i piani di rientro dal deficit sanitario. Per artigiani, commercianti e imprese sono in arrivo aumenti dell’Irap (più 15 per cento) dell’Irpef  (più 0,30 per cento).

Graziati i cittadini dell’Abruzzo, escluso per via del terremoto. Le Regioni avevano tentato di rimettere a posto i conti della Sanità. fatta eccezione per il Molise, negli altri casi il miglioramento s’è visto, ma non è stato sufficiente.

Per questo l’Agenzia delle entrate ha avvertito a novembre sarà reso noto il valore delle addizionali che si applicheranno per tutto il 2010.

Oltre alle maggiorazioni le Regioni dovranno anche far fronte ai tagli dei fondi previsti dalla manovra economica: 4 miliardi nel 2011 e 4,5 nel 2012.  Dall’alto incombe anche la minaccia del federalismo fiscale, che, sostiene il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, “è ancora molto lontano dall’essere chiaro”.

Intanto i governatori attendono di incontrate il premier, e in attesa che torni dall’estero sono riusciti ad ottenere un appuntamento con il presidente del Senato Schifani.

Sull’incontro con Berlusconi mette le mani avanti il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto: “Valuteremo”.

Nessuno mette in dubbio che “la spesa vada ridotta”, dice Errani, ma ci vuole più equità. “Non è possibile che l’80 per cento dei tagli imposti dalla manovra ricadano sulle autonomie locali”.

Una posizione condivisa anche dalla Lega Nord. Luca Zaia, governatore del Veneto, non vuole chiudere il dialogo con il governo, “ma proprio il governo spesso e volentieri ci mette in difficoltà”.

Il presidente della Conferenza delle Regioni si limita però a toni più morbidi rispetto a quelli usati in precedenza, perché il pericolo da evitare, dice, è “che il confronto, anche aspro, scivoli in una qualunquistica delegittimazione” e nel discredito delle istituzioni.

Oltre alla manovra le critiche battono anche sul federalismo: il documento sulla riforma presentato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti non soddisfa né il centro sinistra né parte del centro destra. Durissimo il commento di Romano Colozzi, coordinatore degli assessori al bilancio della Conferenza e assessore alla regione Lombardia. “La parte introduttiva di quel testo l’ho trovata semplicistica, inesatta e offensiva. Non vorrei che certi atteggiamenti fossero anticipatori di una visione da mani libere”.

I numeri del documento presentato da Tremonti, ha aggiunto, “confermano ciò che diciamo sulla manovra, ossia che i 4,5 miliardi tagliati alle Regioni sono quelli del federalismo fiscale e che con questo taglio non ci sono più”.

A esprimere dubbi è anche l’Ugl: “Non vorremmo che il federalismo fiscale si traducesse in una pioggia di tasse e tariffe a carico dei cittadini”, ha dichiarato il segretario Giovanni Centrella.

Scettica la Cgil con Susanna Camusso. “Cosa vuol dire fare il federalismo in un Paese in cui si stanno tagliando miliardi alle Regioni, tagliando cioè le risorse e le possibilità di governo di un territorio”.