Le agenzie di rating sono state le principali colpevoli della crisi. Un’analisi su Der Spiegel

Pubblicato il 7 maggio 2009 13:23 | Ultimo aggiornamento: 7 maggio 2009 13:23

Valutando positivamente dei prodotti finanziari che in realtà erano mera spazzatura, le tre più grandi agenzie di rating al mondo, Moody’s, Fitch e Standard and Poor’s (le cosiddette “tre grandi sorelle”) sono state tra le principali colpevoli del collasso dei mercati finanziari. Questa è l’analisi in un pezzo sul quotidiano tedesco Der Spiegel che Blitz vi propone come articolo del giorno.

Le “tre grandi sorelle” Dopo le aspre critiche e polemiche piombategli addosso da tutto il mondo, hanno infatti deciso di prendere dei provvedimenti per cercare di preservare la loro reputazione.

Ma, a detta di Sean Egan, socio fondatore della Egan –Jones – una piccola società di rating di Filadelfia – stanno sbagliando tutto. Esse, infatti, hanno iniziato a declassare fortemente i titoli  e i prodotti non facendo altro, così, che peggiorare la crisi.

Alcune persone, però, tra cui lo stesso Egan, il cosiddetto ribelle di Filadelfia, (perchè si era schierato contro le “tre sorelle”) hanno tratto notevoli benefici dal crollo finanziario. Soprattutto in termini di reputazione. Ma non solo. «I nostri affari», ha dichiarato l’uomo che aveva previsto la crisi, «stanno andando a gonfie vele». Egan per anni è stato duramente criticato perché si era schierato contro le “grandi sorelle” del rating. Con i loro giudizi positivi su alcuni prodotti finanziari improbabili hanno infatti rassicurato gli investitori di tutto il mondo fino all’ultimo.

Per citare un esempio: il giudizio sulla stabilità finanziaria della grande banca d’affari americana Lehman Brothers è stato ottimo (A, A+, A2 sono voti molto alti) fino al giorno immediatamente precedente al tracollo della stessa. La piccola Egan – Jones, invece, che aveva previsto già da parecchi mesi le disperate condizioni della banca d’investimento, era riuscita a declassarla fino al giudizio  CCC (è un voto molto basso).

Quali regole, quindi, per le agenzie di rating? Questo è il nodo centrale del dibattito che sta inasprendo le dispute nelll’industria finanziaria. Le agenzie più quotate possono determinare il successo o il fallimento di prodotti finanziari, di compagnie e di addirittura di interi Paesi attraverso il giudizio dei titoli di stato.
Altra questione fondamentale del dibattito è anche il fatto che le agenzie di rating sono pagate dalle stesse aziende, società ed enti che emettono i loro prodotti finanziari sul mercato. Siamo di fronte a un paradosso perché non si capisce più chi sia il controllore e chi il controllato. Un modello di business che è, sostanzialmente sostenuto da un forte conflitto d’interessi.

Secondo Mary Schapiro, presidente della Sec, la commissione americana che vigila sul mercato dei cambi, il denaro è stata la causa principale che ha determinato il comportamento di alcune agenzie di rating che avevano messo in piedi una vera e propria macchina di business tra consulenze e realizzazione dei medesimi prodotti finanziari che avrebbero poi valutato loro stesse.

Tutti, dalla Sec ai governi americano e europei, pensano infatti che il sistema delle agenzie di rating sia da rivedere del tutto.  Cambiando soprattutto la filosofia di business delle stesse. Le agenzie di rating, dovrebbero essere pagate solo dagli investitori e non dalle stesse aziende o compagnie che propongono i loro prodotti sul mercato. Il modello a cui ispirarsi, dice Sean Egan è proprio quello che diede vita alla prima agenzia di rating del mondo, la Moody’s.  Durante la crisi del ‘29, gli unici investitori che non persero nulla furono proprio quelli che avevano sottoscritto titoli e prodotti  che Moody’s aveva valutato positivamente. Negli anni Settanta  comparve sulla scena Standard and Poor’s e Moody’s si adeguò al suo modello di business che si basava principalmente sulle consulenze che effettivamente fecero lievitare i profitti.
Standard and Poor’s nel 2006, al netto delle tasse, è riuscita infatti a realizzare, grazie al sistema messo in piedi, ben 900 milioni di euro di profitti. Lo stesso è valso anche per Moody’s.

Le nuove regole  che il Parlamento europeo si è apprestato a varare due giovedì fa sono queste: le agenzie di rating per poter operare sui mercati europei devono richiedere una nuova registrazione, almeno tre dei supervisori delle agenzie devono essere indipendenti.

Le agenzie come quella di Egan hanno dimostrato che un modello alternativo c’è: basta far pagare le analisi delle agenzie agli investitori e non alle società che poi devono essere valutate.

Cristina Raschio
(Scuola Superiore di Giornalismo Luiss)