Legge anti-slot: -33mila apparecchi. Fisco meno ricco in Liguria, Lombardia, Puglia

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 Maggio 2015 11:32 | Ultimo aggiornamento: 28 Maggio 2015 11:32
Legge anti-slot: -33mila apparecchi. Fisco meno ricco in Liguria, Lombardia, Puglia

Legge anti-slot: -33mila apparecchi. Fisco meno ricco in Liguria, Lombardia, Puglia

ROMA – Oltre 33 mila apparecchi disinstallati, 870 milioni di euro di raccolta in meno e 110 milioni di incassi erariali bruciati. Sono gli effetti della legge anti slot machine, quella che vieta tra le altre cose l’installazione di macchinette a meno di 300 metri dai luoghi sensibili, come emerge dall’analisi del Libro Blu dei Monopoli di Stato. Dati che evidenziano l’efficacia della stretta operata da Comuni e Regioni nel corso del 2013, ma a scapito del Fisco specie in quelle Regioni che per prime hanno introdotto iniziative contro il gioco d’azzardo. Tra le più sofferenti ci sono la Liguria, la Lombardia e la Puglia.

Lo scorso anno, ricorda l’agenzia specializzata Agimeg, tra locali slot-free, manifesti dei Sindaci contro il gioco d’azzardo e distanze minime degli esercizi da luoghi sensibili come le scuole,  il settore ha incassato complessivamente 46,9 milioni di euro contro i 47,8 milioni dell’anno precedente.

 

Il che significa che, a fronte di una perdita che lo scorso anno è stata di oltre 33.200 apparecchi, (attualmente sono 377 mila contro i 410 mila del 2013, per un calo dell’8,1%) la raccolta ha sostanzialmente tenuto, considerando che è scesa di circa 2 punti percentuali.

In Liguria, il numero di apparecchi tolti dal mercato (quasi 1.600 unità) è stato pari al 13% del parco macchine totale. Segue la Lombardia, col -11,2%, ma che in termini assoluti ha visto sparire quasi 8 mila slot. La regione guidata da Roberto Maroni ha perso 123 milioni di incassi. Cali a due cifre anche in Puglia (-10,3%) e in Friuli (-10%). Mentre il Lazio nel 2014 ha registrato una perdita di 2.500 apparecchi, ma in termini di raccolta è primo con 258 milioni di euro di incassi in meno, il 30% del totale nazionale. Seguono Veneto (-116 milioni di euro) e Sicilia (-110 milioni).

Capitolo a parte merita poi proprio la Liguria, secondo quanto riporta il Secolo XIX, in merito ai controlli:

Il boom nell’accertamento dell’imposta, che passa da circa 49 mila euro a oltre 2,5 milioni: un dato che proietta la Liguria tra le prime regioni d’Italia, con un totale nazionale di 27 milioni. Perché le cifre sono così macroscopicamente diverse rispetto in due anni consecutivi? Perché nel calcolo del 2014 entrano in gioco anche le sale scommesse non italiane, quei ctd, centri trasmissione dati, il cui numero è esponenzialmente cresciuto negli ultimi anni.