Legge di stabilità. Scuola, torna ipotesi orari dei prof. Il Ministero smentisce

Pubblicato il 9 Novembre 2012 20:14 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2012 22:35
Legge di stabilità. Scuola, mancano 75 milioni: torna ipotesi orari dei prof

ROMA – I tagli proposti dal ministero della Pubblica Istruzione per attuare la spending review non sono sufficienti a raggiungere i 157 milioni richiesti: ammontano infatti a 74,6. Basta la notizia per far subito circolare un’ipotesi, quella del ritorno del rischio di aumento dell’orario dei docenti  a 24 ore settimanali.

In serata è lo stesso Ministero dell’Istruzione  a smentire definendo priva di fondamento l’ipotesi di un ritorno dell’aumento dell’orario degli insegnanti. La discussione della legge di stabilità in Commissione Bilancio della Camera – spiegano dal Miur – va avanti e si stanno vagliando alternative per garantire la necessaria copertura finanziaria.

Ma a quel punto la mobilitazione degli insegnanti è già partita. . Una protesta che coinvolge centinaia di istituti scolastici, che sono stati occupati, in tutta Italia. Molte attività extradidattiche annullate: una sollevazione di voci che proviene dagli studenti, dai professori, di ruolo e precari, dal personale, dal mondo della scuola e universitario tutto.

Contro i tagli previsti dalla Legge di Stabilità che “mortificano l’istruzione, l’offerta formativa” gridano gli oltre 5 mila in corteo a Roma. Lo stesso pensano quelli di Bologna e quelli di Ostia, di Bari e Firenze, di Torino e di Milano: “Cosa ha pensato per risolvere il problema dell’edilizia scolastica il governo Monti? Quali proposte per abbattere il caro libri? A quando la riforma della classe docente? Siamo stanchi di essere presi in giro, di attendere che qualcuno si dia una svegliata e ci sembra che questo Ministro abbia meno risposte di noi”.

E mentre nelle piazze esplode la rabbia spontanea, il ministro Profumo assicura che “l’istruzione è una priorità: i problemi sono grandi, interverremo, perché la scuola è il miglior investimento sul futuro per costruire un Paese più moderno”.