Lettera dal fisco su redditi e spese 2009? Puoi ignorare, correggere, pagare.

di Lucio Fero
Pubblicato il 9 Giugno 2011 14:12 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2011 14:12

ROMA-Se il fisco ti ha scritto: “Gentile contribuente, nel 2009 lei ha speso molto di più del reddito che ha dichiarato…”, stai calmo. La lettera non è una contestazione, tanto meno una ingiunzione di pagamento. A seconda del tuo rapporto con le tasse puoi rispondere in tre modi. Il primo: ignorando la lettera. Puoi farlo, non succede nulla. Ma puoi farlo e nulla succede solo se sei ragionevolmente sicuro di non  aver nascosto reddito e quindi di non aver evaso le imposte. Tu ignori e poi l’Agenzia delle Entrate decide da sola se proseguire. Può lasciar perdere perché la lettera è partita solo a seguito di un incrocio automatico tra le banche dati e la tua dichiarazione dei redditi. Il computer segnala più spese che redditi e la lettera parte. Ma, dopo la lettera, non è automatico parta l’accertamento. Se invece parte e tu hai ignorato la prima lettera, ancora una volta stai calmo. Se non hai evaso stai calmo. Il caso più classico è quello dell’acquisto di una casa nel 2009: hai speso 400mila euro e hai dichiarato redditi per 40mila. Se il fisco ti chiede come hai fatto, basterà che tu documenti che avevi risparmi in banca, che hai contratto un mutuo o che un parente ti ha fornito i soldi. Al massimo un fastidio, non certo una pena.

Secondo caso: nella lettera che ti è arrivata ci sono spese a te attribuite che a te non risultano, insomma c’è un errore. L’Agenzia delle Entrate ammette nella stessa lettera che errore sempre ci può essere e infatti nella stessa lettera fornisce numero di telefono e indirizzo telematico cui puoi inviare la correzione. Quindi, se la lettera ti appare sbagliata, invece di ignorarla puoi rispondere e precisare. Anche in questo caso nessuna procedura automatica di accertamento, il fisco valuterà caso per caso.

Nei primi due casi il contribuente raggiunto dalla lettera, sono centinaia di migliaia e i commercialisti già dicono che l’ottanta per cento delle chiamate che ricevono dai clienti in questi giorni riguardano appunto questo tipo di corrispondenza, è comun que un cittadino che ha pagato il dovuto. Nel 2009 si è trovato nella condizione di spendere più di quanto ha guadagnato ma aveva buone e documentate ragioni per farlo. Quindi può ignorare o precisare. Nel terzo caso invece, quando il contribuente sa di aver celato reddito e quindi evaso imposta, allora c’è la terza via. La lettera invita il contribuente al “ravvedimento operoso”: scadenze il sei di luglio e il 30 settembre 2011. Se questo è il vostro caso, se il fisco vi ha non solo scritto ma anche “beccato”, la terza e più conveniente via è quella di pagare, cioè di denunciare la parte di reddito 2009 che avete nascosto. Siete voi a decidere quanto pagare, anche in questo caso la lettera non è e non necessariamente diventa un accertamento esecutivo.

Insomma la lettera, se ha raggiunto il vostro indirizzo, non è una tortura e neanche un torchio. Se siete in regola è al massimo un fastidio imposto più che dal fisco dalla enorme quantità di evasori ed evasione. Se invece avete evaso anche voi le tasse, la lettera è un’occasione per cavarvela con il minomo costo possibile. Con un solo vero “mostro” in agguato, non il fisco in quanto tale ma la burocrazia: saprà davvero l’Agenzia delle Entrate quando diventa funzionario in carne e ossa accettare correzioni, ammettere errori, consentire chiarimenti?