“Licenziamenti facili”, la rabbia dei sindacati: “Sciopero generale”

Pubblicato il 27 ottobre 2011 10:15 | Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2011 15:41
Angeletti, Camusso e Bonanni

Angeletti (Uil), Camusso (Cgil) e Bonanni (Cisl) - Lapresse

ROMA – Sui licenziamenti facili per “motivi di crisi” c’è la protesta dei sindacati. Il primo ad intervenire è il segretario della Cisl Raffaele Bonanni dagli schermi di Sky: “Così facendo si attaccano solo i più deboli: permettere i licenziamenti per motivi economici è solo uno specchietto per le allodole per le imprese. Il risultato è istigare le persone alla ribellione”.

“Se l’obiettivo è assumere e non licenziare il governo mandi subito una raccomandata urgente a Bruxelles dicendo che si è sbagliato”, osserva il segretario confederale, Fulvio Fammoni. Ma non solo la Cisl è sulle barricate: “Se il governo dovesse, senza il consenso delle parti sociali, modificare l’assetto dei licenziamenti la Uil andrà allo sciopero”, afferma Rocco Palombella, segretario generale della Uil. Gli fa eco lo stesso Bonanni e il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella.

“Dal Governo – attacca anche il segretario confederale della Uil Paolo Pirani – arriva sempre la stessa ricetta: far pagare ai dipendenti e ai pensionati” il prezzo della crisi senza dire nulla su evasione fiscale, su sprechi e privilegi”.

Per il segretario Cgil Susanna Camusso c’è un “triplice attacco: alle norme sul lavoro, intollerabile il via libera al licenziamento tirando in ballo la lotta al precariato, ai dipendenti pubblici e alle pensioni”. In quest’ultimo ambito “si fa una forzatura ad un sistema che è in equilibrio e senza indirizzare nemmeno una piccola parte delle risorse che s’intende recuperare a favore della previdenza dei giovani”.

La lettera di Berlusconi all’Ue ”è inoltre piena di luoghi comuni” che servono a far passare ”tre attacchi mirati”, dice ancora la leader della Cgil in un’intervista a Repubblica in cui sottolinea che alla Bce si ”può anche dire di no” e allo stesso tempo ”fornire un’alternativa: fare quello che si fa negli altri Paesi e decidere di investire sulla crescita”.

”E’ moralmente senza nessun ritegno l’idea che una crisi originata dalla speculazione la si paghi con licenziamenti facili. Altro che Indignados, questo è un rovesciamento inaccettabile delle responsabilità e delle conseguenze che nessun Paese può accettare, tantomeno il sindacato italiano”. Lo ha detto il presidente dell’Istituto “Bruno Trentin” ed ex segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani.

Per Epifani, ”fermo restando che tra gli obiettivi e la realtà del governo c’è una contraddizione insanabile, la cosa che più colpisce è l’accanimento in materia di licenziamenti. Anche i commenti e i tentativi di spiegazione aggravano la situazione. Se tu rendi ancora piu’ facili i licenziamenti quando la crisi già li facilita è evidente che fai una cosa che è il contrario di ciò che andrebbe fatto e nella logica, quindi è totalmente inaccettabile. Credo che la risposta sindacale sarà molto forte”.