Licenziamenti “facili” con l’obiettivo di riscrivere l’articolo 18

Pubblicato il 28 ottobre 2011 9:58 | Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2011 9:58

ROMA – Dopo la lettera all’Ue si è parlato e scritto di nuove regole per i licenziamenti “per motivi economici”. Ma è veramente quello che Bruxelles ha chiesto nella missiva inviata al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi il 5 agosto scorso? I governi e le istituzioni europee hanno imposto al nostro Esecutivo di eliminare dalla legislazione la possibilità di reintegrare il lavoratore ingiustamente licenziato. Al posto del rientro al lavoro, stabilito dal giudice, arriverà un risarcimento economico, come avviene un po’ in tutta Europa e come già è previsto per i lavoratori delle piccole imprese italiane.

Non è quindi vero che Europa e Bce avevano chiesto i licenziamenti nella versione “minaccia”. La Bce, lo ha spiegato Mario Draghi, ha chiesto altro: contratti di lavoro per chi inizia a lavorare stabili e non più a tempo determinato ma contratti che contengano anche minori garanzie sulla eternità e immobilità del posto di lavoro. Insomma meno precarietà sposata con fine del posto fisso. Un modo per poter assumere, perché le aziende possano assumere senza sposare a vita il nuovo lavoratore.

Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, conosce i paletti messi dall’Europa, convinta, come peraltro lo stesso Fondo monetario internazionale, che il recente accordo tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil abbia fortemente annacquato l’articolo 8 della manovra economica. Il quale attraverso il meccanismo delle “deroghe” ai contratti nazionali puntava proprio ad aggirare non solo l’articolo 18 ma, potenzialmente, tutto lo Statuto dei lavoratori. Un disegno di legge sui licenziamenti dovrebbe essere pronto entro la fine di quest’anno per poter immaginare che la riforma entri in vigore a maggio del 2012.

Ma la riforma dell’articolo 18 era già finita in un binario morto in Parlamento nel 2002 dopo lo scontro durissimo tra il governo (anche allora guidato da Berlusconi e con Sacconi sottosegretario al Lavoro) e la Cgil di Sergio Cofferati. Ora, con il vincolo esterno europeo, si riapre la partita. La Confindustria è d’accordo. Tutti i sindacati hanno detto per ora di no. Sacconi ha chiesto ai suoi tecnici di esaminare sulla base dell’esperienza tutto ciò che può “fluidificare” i licenziamenti economici collettivi. Attualmente la legge che disciplina i licenziamenti collettivi per motivi economici è la 223 del 1991. Legge che nessuno ha chiesto di modificare: né le imprese, né i sindacati. Il perno della legge è l’accordo tra le parti che permette l’accesso ai vari ammortizzatori sociali, dalla cassa integrazione alla mobilità più o meno lunga.