Diktat Ue: “Licenziamenti più facili, indennità a tutti i disoccupati”

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 24 ottobre 2011 12:43 | Ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2011 12:43

ROMA – Non solo le pensioni: tra le riforme improrogabili che l’Europa esige c’è anche quella del mercato del lavoro. Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio d’Europa e nuovo controllore dei conti pubblici europei, non ha fatto altro che ripetere all’Italia le indicazioni contenute nella famosa lettera della Bce. L’apertura del mercato del lavoro non può più aspettare: l’Italia è “too big to be saved” (troppo grande per essere salvata), deve aiutarsi da sola e deve farlo al più presto per non trascinare i partner nel baratro.

Licenziare sarà più facile. Il principio ispiratore della riforma è sostanzialmente incardinato su due cambiamenti radicali: meno tutele per i lavoratori fissi, i garantiti dai contratti a tempo indeterminato, e più tutele ai lavoratori precari. Con conseguente riforma degli ammortizzatori sociali orientata a prevedere indennità di disoccupazione per tutti. Si sa già che i sindacati sono già sul sul piede di guerra, ma è questo il cammino indicato anche dal discorso di ieri di Angela Merkel, dedicato esplicitamente all’Italia.

L’importante è fare presto. Per dire, l’Europa non si accontenterà di risposte come quella data ieri dal ministro Sacconi ai piccoli imprenditori di Brescia sulla tempistica del decreto sviluppo, “lo faremo…quando lo faremo”.  Il governo potrebbe considerare un’accoppiata “licenziamenti facili-Flexsecurity” e contratti unici per l’ingresso occupazionale. Basta, in pratica alla jungla contrattualistica, ma basta soprattutto con l’impossibilità per un’azienda di licenziare se le cose non vanno bene. E, per compensazione, basta con l’attuale sistema di cassa integrazione, fondato sull’arbitrio discrezionale, che garantisce i garantiti per contratto, che non avvia a un percorso professionale alternativo, che non conta nulla per la formazione e la ricollocazione nel mondo del lavoro.

La soluzione flex-securityè quella che più di tutte viene raccomandata all’Italia, molto apprezzata, sia pur in gradazioni diverse, anche da economisti e giuslavoristi italiani, come Pietro Ichino, Tito Boeri, Francesco Giavazzi, Paolo Forcellini. In Danimarca il trattamento è pari al 90% dell’ultima retribuzione per il primo anno successivo al licenziamento, poi 80% il secondo, 70% il terzo e 60% il quarto. La gestione del trattamento dovrebbe essere affidata a un management responsabilizzato circa i risultati: infatti il finanziamento del trattamento complementare è accollato all’impresa che licenzia, la quale ha dunque tutto l’interesse a che il lavoratore venga ricollocato il più presto possibile. Il problema, come al solito è trovare le risorse. Non sarà  semplice trovare i 4-5 miliardi necessari per finanziare questa indennità per i licenziati, sia pure accollandone una fetta alle imprese sotto forma di contributi aggiuntivi.