Licenziamenti “finti” nelle società pubbliche: una taglia, l’altra ricolloca

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Ottobre 2013 13:46 | Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2013 13:46
Licenziamenti "finti" nelle società pubbliche: una taglia, l'altra ricolloca

Licenziamenti “finti” nelle società pubbliche: una taglia, l’altra ricolloca

ROMA – Licenziamenti “finti” nelle società pubbliche: una taglia, l’altra ricolloca. Sui licenziamenti nelle società pubbliche bisogna guardare bene, nel dettaglio il decreto sul pubblico impiego in discussione al Senato. L’ha fatto Sergio Rizzo sul Corriere della Sera che nell’articolo 3 comma 2 ha scoperto una “scialuppa di salvataggio” per cui se un dipendente esce dalla porta di una municipalizzata in dissesto, o con personale eccedente, rientra dalla finestra di un ente affine, basta solo che questo presenti un piano industriale ad hoc per consentire nuove assunzioni. Cioè, ti licenzia la società di trasporti, ma ti riassume quella dei rifiuti che fa a capo alla stessa catena di controllo pubblico.

Il comma in questione stabilisce che le società pubbliche possano “realizzare processi di mobilità del personale anche in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto legge”, anche nelle imprese che “rilevino eccedenze di personale” o in cui “l’incidenza delle spese di personale sia superiore al 50 per cento delle spese correnti”.

Dov’è il problema? A parte che lo spirito della norma contraddice la volontà espressa dal Ministro degli Affari Regionali Graziano Del Rio in procinto di varare la disposizione che impone la chiusura delle municipalizzate in rosso fisso, a parte l’evidente disparità di trattamento con i dipendenti privati, è proprio il numero di municipalizzate in dissesto finanziario che preoccupa.

Ma immaginate gli effetti di un meccanismo del genere nella sterminata galassia delle società locali (non meno di 6 mila, con 250 mila dipendenti e 38 mila organi «apicali») che registrano dissesti e situazioni di crisi a ripetizione soprattutto al Sud: dove, secondo uno studio dell’Unioncamere le imprese pubbliche chiudono i bilanci sempre mediamente in perdita. Negli ultimi due anni le sole società controllate dalle Regioni meridionali, Sardegna esclusa, hanno accumulato un rosso di 158 milioni. (Sergio Rizzo, Corriere della Sera)