Lo spread a quota 100 vale 10 miliardi

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 settembre 2013 10:25 | Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2013 10:25

borsa-milanoROMA – Al ministero dell’Economia la chiamano la “tassa nascosta”. E’ la cifra che lo Stato paga alla voce interessi sul debito, cifra ovviamente influenzata dallo spread, ovvero dal differenziale tra titoli di Stato italiani e Bund tedeschi. Spread che, cronaca insegna, è un termometro sensibilissimo degli umori del mercato e dei tentennamenti del governo.

E il calcolo fatto dal ministro Saccomanni, che domenica aveva minacciato le dimissioni in caso di incertezza e tensioni nell’esecutivo, è presto detto: uno spread a 100 punti varrebbe 10 miliardi di interessi da pagare in meno. Non proprio un obiettivo dietro l’angolo: per capirci, venerdì lo spread era a 232, ed è considerato “in buona”. Spiega il Corriere della Sera:

Le stime del bonus-tassi, o se si vuole del costo dell’instabilità, le hanno fatte proprio i suoi uffici. Danno un’idea dei vantaggi del risanamento, e al tempo stesso gettano la luce su quella che all’Economia chiamano la «vera tassa», o la «tassa nascosta»: la spesa per gli interessi sul debito pubblico. Quest’anno arriverà a 84 miliardi di euro, e sono 1.450 euro a carico di ciascun cittadino, neonati compresi. Nella politica del rigore che presuppone il mantenimento del tetto nominale del 3% del deficit pubblico, ed il pareggio strutturale tra un anno, la minor spesa sui tassi di interesse è il primo dividendo da cogliere. Ed è un obiettivo da perseguire, nella logica del Tesoro, a prescindere dai vincoli europei.

C’è poi il capitolo Iva, per il quale i margini sono strettissimi:

Ma per l’Iva, la seconda rata dell’Imu sulla prima casa, i terreni agricoli, gli sgravi sugli immobili delle imprese, o altro, a meno di non immaginare nuovi tagli ai ministeri, non c’è la copertura. Né per quest’anno, né per il prossimo. La riforma della Tares e delle imposte sulla casa, e il riordino delle aliquote Iva dovranno avvenire, in linea di principio, a parità di gettito. Al Tesoro faticano a trovare le risorse per finanziare la riduzione delle tasse sul lavoro del 2014, uno degli obiettivi principali del governo Letta. Con la legge di Stabilità di metà ottobre ci sarà un nuovo piano di riduzione della spesa pubblica, anche se Saccomanni ha avvertito che senza altre riforme incisive i margini di intervento sono ridotti. Così, per creare maggior spazio alla diminuzione delle tasse sul lavoro, si sposterà una parte del loro peso da qualche altra parte. Per coprire gli sgravi a favore delle imprese e dei loro dipendenti, i minori contributi e le minori tasse che incasserà lo Stato, saranno ridotte alcune agevolazioni.