Dieci anni di lotta all’evasione/ Promessi 37 miliardi di incassi ma nessuno sa se l’obiettivo è stato raggiunto. Per la Corte dei Conti, i governi utilizzano la caccia a chi non paga le tasse come uno strumento di politica di bilancio

Pubblicato il 8 Luglio 2009 20:23 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2009 20:27

Una promessa ambiziosa da 37 miliardi di euro, ma che nessuno oggi può verificare. Lapidario il giudizio della Corte dei conti su dieci anni di lotta all’evasione, attività che, secondo i giudici contabili, i governi hanno utilizzato come uno strumento di politica di bilancio. Una sorta di terza via, rispetto alla riduzione della spesa pubblica o a espliciti aumenti del prelievo, per far quadrare i conti.

Sta di fatto che, dal 1998 al 2008, «il maggior gettito atteso dai provvedimenti di contrasto all’evasione, circa 37 miliardi – si legge nella relazione della Corte sulla copertura delle leggi adottate nel primo quadrimestre 2009 – rappresenta quasi i due terzi delle maggiori entrate nette complessive di cui erano accreditate le manovre varate con le leggi finanziarie del periodo».

Con un particolare non da trascurare però: la lotta all’evasione e il maggior gettito che puntualmente gli viene atribuito sono privi di un’affidabile verifica ex post del maggior gettito ottenuto. Né il Parlamento, né l’esecutivo, né la stessa amministrazione finanziaria potrebbero distinguere quale parte è effettivamente recupero di evasione dagli effetti imputabili al ciclo economico o fattori normativi, o puramente, a errori di stima.