Manovra: al governo servono da 5 a 10 miliardi, fra Legge di stabilità e decreti

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 4 ottobre 2013 10:45 | Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2013 10:47
Manovra: al governo servono da 5 a 10 miliardi, fra Legge di stabilità e decreti (Nella foto Ansa, Enrico Letta)

Manovra: al governo servono da 5 a 10 miliardi, fra Legge di stabilità e decreti (Nella foto Ansa, Enrico Letta)

ROMA – Al fresco di fiducia governo Letta tocca rastrellare miliardi con una manovra finanziaria. Quanti miliardi? Il Sole 24 Ore titola 1,6 mentre il Messaggero dice 10. Una differenza che lascia disorientati, ma che non è così grande a leggere bene gli articoli.

Luca Cifoni e Giusy Franzese sul Messaggero parlano di “Quasi cinque miliardi da trovare per il 2013 […] E poi una legge di stabilità il cui conto complessivo per il prossimo anno potrebbe avvicinarsi ai 10 miliardi”.

Si parte la prossima settimana, quando fra lunedì e mercoledì il consiglio dei Ministri si riunirà per cercare di correggere il rapporto deficit/Pil, avendo l’Italia sforato dello 0,1% il tetto del 3%.

Archiviato l’aumento dell’Iva si riparte dal testo che era in discussione prima che esplodesse la crisi di governo: tagli ai ministeri per 415 milioni e un miliardo che dovrebbe arrivare dalla vendita degli immobili. Non si sa però se questi due provvedimenti saranno approvati subito con un decreto o inseriti nella Legge di Stabilità che dovrebbe essere presentata alle Camere entro il 15 ottobre e per la prima volta anche a Bruxelles.

In quella che fino a qualche tempo fa si chiamava manovra finanziaria il governo dovrebbe mettere sul piatto due miliardi di “sgravi a imprese e dipendenti” ovvero un taglio delle imposte sul lavoro, del “cuneo fiscale” che rende più le buste paga più pesanti per le aziende e più leggere per i lavoratori.

Altri due miliardi finiranno ai Comuni con un allentamento del Patto di Stabilità e una nuova imposta sui servizi, la Service Tax che ingloberà tariffa sui rifiuti (ex Tarsu-Tares) e tassa sulla casa (ex Ici-Imu).

Per quanto riguarda l’Iva, saranno riviste le esenzioni e le aliquote agevolate (ma non si capisce se il conto finale sarà meno tasse o ancora più tasse sui consumi).

Sommando i tagli alle imposte sul lavoro, i soldi ai Comuni e l’incognita Iva fanno 4 o 5 miliardi che il governo dovrebbe “coprire” con la spending review e un taglio alle agevolazioni fiscali.

Secondo Marco Mobili e Marco Rogari del Sole 24 Ore, “la manovra correttiva da 1,6 miliardi di euro per rientrare sotto il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil potrebbe essere approvata dal Consiglio dei ministri di mercoledì prossimo”.

Intanto già da oggi, venerdì 4, il Governo dovrebbe rifinanziare con 265 milioni di euro le 25 missioni all’estero dei militari italiani, dall’Afghanistan al Gibuti passando per Kosovo e Libano.

Per il resto anche il Sole parla di 415 milioni di tagli ai ministeri e di vendita di immobili del patrimonio dello Stato, anche se su questa seconda mossa il quotidiano di Confindustria non ipotizza cifre di un eventuale incasso finale. Mentre non dovrebbe esserci più l’aumento delle accise sulla benzina e l’aumento degli acconti Ires e Irap a fine novembre: erano misure d’emergenza per evitare l’aumento dell’Iva, ormai già scattato.

Il conto dell’intervento sul bilancio che il governo ha intenzione di attuare alla fine è ben superiore agli 1,6 miliardi promessi dal titolo, a ben leggere l’articolo del Sole:

“Come ha sottolineato ieri alla Camera il viceministro all’Economia, Stefano Fassina, entro la fine dell’anno occorre trovare risorse per 5 miliardi di euro e tra le misure da varare bisognerà fare delle “scelte”. Il conto è presto fatto. Vanno recuperati i 2,4 miliardi necessari per evitare la seconda rata dell’Imu in scadenza a metà dicembre e che con tutta probabilità troverà soluzione solo dopo il varo del disegno di legge di stabilità. Ci sono poi non meno di 800 milioni di spese inderogabili. Oltre agli 1,6 miliardi per la manovrina e ai 265 milioni già citati per le missioni di pace, il Governo punta a rifinanziare per non meno di 330 milioni la Cassa integrazione in deroga, così come la social card con un ulteriore “cip” di 35 milioni di euro. Sul tavolo ci sono anche già 190 milioni per l’istituzione di un apposito fondo per l’emergenza immigrazione cui se ne aggiungono altri 20 per l’accoglienza di minori stranieri non accompagnati. Il conto si allunga con i 120 milioni cui l’Esecutivo vuole integrare la dotazione del fondo di solidarietà comunale 2013 per assicurare comunque ai Comuni il gettito Imu. Tutti capitoli comunque già definiti dal ministro Saccomanni con l’ex decreto Iva e che da mercoledì potranno trovare posto, con tutta probabilità, nel nuovo decreto sulla “manovrina””.