Manovra: slitta al 2016 l’adeguamento delle pensioni all’aspettativa di vita

Pubblicato il 1 Luglio 2010 15:04 | Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2010 15:12

Slitta di un anno, passando dal primo gennaio del 2015 al primo gennaio del 2016, l’adeguamento periodico dei requisiti di pensionamento all’aspettativa di vita. La novità è contenuta nell’emendamento del relatore alla manovra all’esame della commissione Bilancio del Senato e che fra l’altro prevede l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne nella pubblica amministrazione.

L’incremento dei requisiti dal primo gennaio 2016 e’ stimato pari a 3 mesi, evidenzia la relazione tecnica della Ragioneria dello Stato, presentata questa mattina in commissione Bilancio al Senato. Strada facendo si arriva a un adeguamento ”cumulato” nel 2050 è pari a 3,5 anni.

La “riforma” delle pensioni era stata prevista dal decreto legge 112 dello scorso anno e ora viene in parte modificata. In attuazione di tale provvedimento che ”concerne l’adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto conto anche delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal primo gennaio 2016”, si legge nell’emendamento del relatore alla manovra, tutti i requisiti di pensionamenti verranno aggiornati con cadenza triennale” sulla base dell’incremento della speranza di vita calcolata dall’Istat.

”Per la valutazione degli incrementi della speranza di vita a 65 anni e’ stato adottato – si legge nella relazione tecnica all’emendamento – lo scenario demografico Istat centrale. Pertanto, l’incremento dei requisiti dal primo gennaio 2016 è stimato pari a 3 mesi, in quanto assorbente l’incremento della speranza di vita registrato nel triennio precedente risultante superiore (4 mesi); per i successivi adeguamenti triennali dal 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi per gli adeguamenti fino al 2030, con successivi adeguamenti inferiori e attorno ai 3 mesi fino al 2050 circa.

Ciò comporta un adeguamento cumulato, ad esempio al 2050, pari circa a 3,5 anni. Va da sè – si legge ancora -, come indicato nella normativa in esame, che gli adeguamenti effettivamente applicati risulteranno quelli accertati dall’Istat a consuntivo”.