Manovra, la necessaria revisione integrale della spesa

Pubblicato il 8 Settembre 2011 9:10 | Ultimo aggiornamento: 8 Settembre 2011 9:10

ROMA –  Rafforzare la revisione della spesa, o spending review, e accorpare gli enti previdenziali per controbilanciare gli squilibri dei conti pubblici. Sarebbe questa la mossa migliore, sottolinea il Sole 24 Ore, per  raggiungere i risparmi aggiuntivi ancora non previsti nel testo del maxiemendamento alla manovra integrativa che ieri, 7 settembre, ha in cassato la fiducia del Senato, la quarantanovesima dell’attuale governo Berlusconi (VI).

Secondo le stime, sottolinea Dino Pesole sul Sole, dalla spending review si potrebbero risparmiare 5 miliardi, che andrebbero così a integrare i 6 miliardi già previsti dalla manovra. “La revisione integrale della spesa pubblica”, sottolinea Pesole, è l’unica novità di rilievo potenzialmente in grado di produrre risparmi futuri di una manovra che resta fortemente sbilanciata sul fronte delle entrate.

Con il maxiemendamento approvato dal Senato l’aumento del gettito fiscale è passato da 7,9 miliardi a 14 nel 2012, e da 17,7 miliardi a 22 nel 2013.  Oltre dieci miliardi in più che si devono in gran parte dall’aumento dell’Iva, passata dal 20 al 21 per cento, dal gettito atteso dalla nuova stretta antievasione e dal contributo di solidarietà del 3 per cento ai redditi oltre i 300mila euro annui.

Resta però invariato, appunto, il capitolo dei tagli alla spesa: 10,4 miliardi nel 2012 e 7,7 miliardi nel 2013. La gran parte dei risparmi della manovra, il 65 per cento, per l’esattezza, resta quindi dovuto esclusivamente al gettito fiscale.

L’unico intervento strutturale sulla previdenza riguarda l’anticipo al 2014 dell’adeguamento per allineare a 65 anni l’età pensionabile delle donne del settore privato. Misura che, sottolinea il Sole, non ha alcun impatto ai fini della riduzione del deficit da qui al 2013 (anno del pareggio di bilancio), dal momento che comincerà a produrre i suoi effetti dal 2015, quando si risparmieranno 90 milioni. Poi si salirà progressivamente fino ai 720 milioni stimati nel 2021