Economia

Debito pubblico: aumenta di 1300 euro al secondo. Ma non “fa male” a nessuno

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Giulio Tremonti

La manovra Tremonti ha avuto il timbro del voto di fiducia in Parlamento, insomma è “passata”. Sono molti quelli che dicono che “farà male”. I dipendenti pubblici, i Governatori delle Regioni, i partiti di opposizione, la Cgil, gli orchestrali, gli attori, gli studenti, i ricercatori universitari… E anche quelli che dicono che alla fine “farà bene”, il governo, la maggioranza, Confindustria, spiegano che all’inizio un po’ “male” farà, insomma una medicina necessaria, ma pur sempre una medicina. Gianni Letta ha parlato di “maledetti tagli”, Silvio Berlusconi ripete ogni volta: “Ce l’ha chiesta l’Europa”. Insomma per diritto o per rovescio tutta Italia “soffre” per l’annunciata e votata diminuzione della spesa pubblica. Sofferenza virtuosa oppure crudele, ma pur sempre sofferenza.

Nessuno invece “soffre” o dà il minimo cenno di sofferenza per i milletrecento euro al secondo. Sì, 1.300 euro al secondo è la velocità di crescita del debito pubblico italiano. Velocità alimentata e sostenuta da quella spesa pubblica che tutti considerano un “bene”, cui rinunciare, anche se solo un po’, a malincuore oppure cui non rinunciare per nessuna ragione al mondo. Evidentemente nel mondo in cui abitano la gente e i partiti, il governo e l’opposizione, i sindacati, le categorie, gli assessori e la pubblica opinione 1.300 euro al secondo di debito in più sono un “bene”. Guai a farli diventare 1.200.

Postilla numero uno: nella manovra è rimasta la vergogna nazionale del rinvio del pagamento delle multe per le quote latte. Hanno avuto ragione quelli che non pagano. Sono costati all’Italia finora due miliardi e settecento milioni, pagati con le tasse di tutti. Altri cento milioni che vuoi che siano, li pagheranno come sempre i contribuenti.

Postilla numero due: le Regioni hanno chinato il capo agli 8,5 miliardi di tagli di spesa in due anni. Ma qualcuno, non Tremonti, ha suggerito loro di aspettare a tagliare davvero, di aspettare la fine del 2011. Forse l’Europa non se ne accorge, forse arriva la ripresa, forse fatta la legge si trova la scappatoia. Indovina chi lo ha suggerito, in privato ma non tanto, alla Regioni?

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