Marchionne: “La fusione con Chrysler? Avverrà entro il 2014”

Pubblicato il 29 ottobre 2011 23:01 | Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2011 9:28
Sergio Marchionne

Sergio Marchionne (LaPresse)

HOUSTON (TEXAS) – Sergio Marchionne ha salutato con entusiasmo i conti di quello che ha definito un trimestre “incredibile” per Chrysler. In  collegamento da Huston, l’ad della Fiat ha parlato di vendite, ricavi e profitti in aumento.

ed ha spiegato che la fusione tra Fiat e Chrysler verrà studiata con calma e che “arriverà entro il 2014”. A proposito invece della Chrysler in Borsa, Marchionne ha spiegato “che non è il momento, le condizioni attuali dei mercati non lo permetterebbero. Prima di considerare un’operazione del genere dobbiamo vedere stabilità”.

Durante la conference call con gli analisti sui risultati del 3° trimestre 2011, Sergio Marchionne ha poi spiegato che l’operazione di accorpamento delle categorie di azioni annunciata la sera di giovedì 27 ottobre è stata fatta “in preparazione della possibile fusione con l’azienda Usa”. Sul quando e sul come, e sulla futura sede del gruppo, Marchionne ha risposto che “non ci sono soluzioni predefinite” anche perché si tratta di “un’azienda globale in divenire”.

Preso dall’entusiasmo, il capo del Lingotto ha confermato anche gli obbiettivi commerciali del gruppo per quest’anno e per il prossimo: nel 2011 Fiat dovrebbe riuscire a vendere 4,2 milioni di veicoli, tra auto e furgoni. Un articolo del Fatto Quotidiano uscito oggi 29 ottobre mette però in discussione questa cifra: ” A giudicare dai dati disponibili l’impresa sembra piuttosto difficile. A voler essere ottimisti si potrebbe arrivare a quota 4 milioni, che sarebbe già un gran progresso rispetto ai poco meno di 3,7 milioni raggiunti nel 2010. Per fare più di 4 milioni, servirebbe forse la bacchetta magica. Questo, almeno, è quanto si può prevedere sulla base dei dati al momento disponibili. Nei primi nove mesi dell’anno, infatti, i marchi della casa torinese sono arrivati a vendere un milione e 547 vetture, in calo dell’1,7 per cento. Chrysler invece corre a tutta velocità, ma non è andata oltre un milione e 468 mila consegne. In totale fanno poco più di tre milioni da gennaio a settembre. Per mantenere le promesse fatte a più riprese da Marchionne al mercato, servirebbe una straordinaria volata finale”.

Tutto è possibile spiega però il Fatto, ma al momento la gran parte degli analisti resta perplessa. Ha suscitato invece una certa sorpresa la crescita dell’indebitamento industriale e finanziario del gruppo, che nel terzo del trimestre ha toccato gli 8,7 miliardi al netto della liquidità in cassa. Un aumento di quasi il 40 per cento rispetto a giugno. Scrive il fatto: “A fine 2010 i debiti erano ancora più bassi, e di molto: 2,7 miliardi. Conti alla mano, l’indebitamento è quasi triplicato nel giro di nove mesi. Il boom si spiega in parte con gli impegni legati all’esborso di 1,4 miliardi per l’acquisto delle azioni Chrysler controllate dal Tesoro americano e dal Canada. Nell’ultimo trimestre sono anche aumentati gli investimenti, pari a 1,6 miliardi, cioè più della metà di quelli realizzati nell’arco dei nove mesi del 2011. L’incremento dei debiti resta comunque notevole, a maggior ragione se si considera che il gruppo Fiat tiene in cassa una gran quantità di denaro liquido, addirittura 18 miliardi a cui vanno aggiunti 2,7 miliardi di linee di credito non utilizzate. In totale si arriva alla bellezza di 20,7 di miliardi di attività considerate facilmente liquidabili”.

Alla fine del 2010, senza Chrysler, le disponibilità liquide superavano di poco i 12 miliardi. In sostanza, – spiega l’articolo del Fatto – ricorrendo ai soli profitti dell’attività produttiva, il gruppo con base tra Torino e Detroit non è in grado di finanziare gli investimenti. “Per dirla in parole povere, servono soldi per far fronte alle esigenze della produzione. Marchionne, però, ha fin qui preferito non metter mano all’abbondante liquidità in cassa”.

Nei mesi scorsi il gruppo ha anche collocato obbligazioni per 1,5 miliardi. Il Fatto Quotidiano spiega che lì’operazione è onerosa “per effetto dei rating poco brillanti di Fiat e del generale rialzo dei tassi in questi mesi di turbolenza finanziaria. Proprio questa apparente contraddizione tra il denaro in cassa e l’aumento dell’indebitamento finisce per destare le perplessità degli analisti. Anche perchè i debiti costano”.

Nei primi nove mesi del 2011 – spiega ancora Il Fatto-  la sola Fiat  ha già pagato oltre 500 milioni di euro di interessi, con un aumento di circa il 40 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il costo dei prestiti si è quindi mangiato più della metà dei profitti industriali della Fiat pari a circa 900 milioni.

Di fronte alle domande degli analisti, Marchionne ha però più volte spiegato che l’alto livello della liquidità era da considerare come una sorta di tesoretto accantonato in vista di possibili difficoltà nel futuro prossimo. “Nell’ultima relazione trimestrale – conclude l’articolo del Fatto Quotidiano – si scopre però che Fiat ha perso 115 milioni per la svalutazione di un contratto derivato collegato a non meglio precisati piani di stock option di Fiat, ossia i premi in azioni distribuiti ai top manager del gruppo. Questo dato viene diffuso da Fiat attraverso un comunicato stampa. Il Fatto conclude che a quanto pare, i premi pagati per i propri manager dalla Fiat sembrano essere piuttosto costosi.