Mario Draghi: Per la ripresa servono investimenti pubblici, il credito non basta

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 settembre 2014 14:54 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2014 14:54
Mario Draghi: Per la ripresa servono investimenti pubblici, il credito non basta

Mario Draghi, presidente della Bce (LaPresse)

FRANCOFORTE – “Più Europa, più riforme, più fiducia reciproca, più investimenti pubblici”: questa la ricetta del governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi per dare impulso alla crescita. Un intervista con Jean-Pierre Elkabbach di Europe 1, tradotta da Repubblica, Draghi spiega che la politica monetaria “accomodante” decisa dalla Bce non basta, da sola, per rivitalizzare l’economia depressa dell’Eurozona.

Non bastano i tassi d’interesse allo zero per cento, l’immissione di liquidità nelle casse delle banche per incentivarle a tornare a concedere prestiti a cittadini e imprese, l’Europa rischia seriamente la deflazione, la disoccupazione e la recessione, se non ci saranno investimenti pubblici.

«La politica monetaria resterà accomodante per un periodo di tempo relativamente lungo. Il consiglio dei governatori si è unanimemente impegnato a ricorrere a tutti gli strumenti a sua disposizione nel quadro del proprio mandato per fare in modo che l’inflazione torni a un livello inferiore al due per cento. I tassi di interesse resteranno al livello attuale, perché non possono scendere ancora di molto, per un periodo prolungato». […] «Per la zona euro non vediamo il rischio di deflazione, ma il rischio di un’inflazione troppo debole per troppo tempo. Inoltre, la ripresa è modesta, debole, ineguale e fragile. Ma non si tratta di recessione».

Avete molta liquidità alla Bce?
«Sì, naturalmente. D’altronde lo abbiamo dimostrato».
E potete dimostrarlo di nuovo?
«Certo. Come ho già avuto occasione di dire, siamo pronti ad utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione nel quadro del nostro mandato».

Per ottenere delle percentuali di crescita maggiori cosa occorre fare?
«La politica monetaria da sola non può produrre crescita. Occorre che vi siano altre componenti, a cominciare dalle riforme strutturali. Possiamo offrire tutto il credito possibile al settore privato, ma in certi Paesi ci vogliono mesi e mesi prima che un giovane imprenditore possa ottenere il permesso di aprire una società».
Abbasso la burocrazia?
«Assolutamente. E se poi questo giovane imprenditore desidera aprire un negozio o una società e alla fine ottiene il permesso ma poi viene schiacciato dalla tasse, allora non chiederà alcun prestito. Il credito quindi è una condizione necessaria ma non sufficiente per la crescita». […]
«Posso dire […] che la Bce continuerà a mantenere per un periodo prolungato una politica monetaria espansionistica, sino a quando non vedremo un tasso di inflazione che si avvicina al due per cento. Inoltre direi loro che possono contare su di noi».
Verrà un giorno il momento in cui gli europei rivedranno i vecchi criteri di Maastricht che li stanno strangolando?
«Non spetta a me discutere dei cambiamenti al Trattato. Per la Bce è importante ricordare che le regole esistono per essere applicate, e ciò è la base stessa della fiducia tra gli Stati. In passato queste regole sono già state violate, e il risultato non è stato eccezionale».
Qual è il principale nemico di tutta l’Europa?
«La disoccupazione. Tuttavia ciò è collegato a un sentimento più ampio: la mancanza di fiducia nel futuro ma anche tra gli Stati membri. Noi dobbiamo combatterla».
“Noi” chi? Voi o noi?
«Tutti».
Ci sono quattro o cinque parole che simbolizzano la vostra ambizione per l’Europa?
«Innanzitutto “investimento”. Gli investimenti privati, ma anche quelli pubblici».
Lo avete detto ad Angela Merkel?
«Gliel’ho detto. L’ho detto a Jackson Hole, non a lei ma a tutti i Paesi. L’altra cosa da fare è ripristinare la fiducia. Gli investitori e gli imprenditori devono ritrovare la fiducia nel futuro e nella capacità di resistenza dell’Europa».

[…] A proposito di riforme strutturali, occorre farle anche se ci sono persone che non sono d’accordo?
«Sì, il rischio di fare troppo poco è maggiore del rischio di fare troppo. Nella maggioranza dei Paesi europei esistono delle riforme che sono state pianificate da anni, ed è arrivato il momento di passare ai fatti. Ogni Paese ha una propria agenda».
I partiti anti-europei stanno prendendo piede. Qual è la migliore risposta da dare?
«La migliore risposta da dare a questi partiti è mettere in atto quelle riforme. La politica monetaria farà la sua parte».
Quindi più Europa, più Europa, più Europa?
«Più Europa, più Europa, più Europa! ».