Economia

Renzi, l’altra fiducia: i mercati. Primo test aste titoli di Stato per 20 mld

Renzi, l'altra fiducia: i mercati. Primo test aste titoli di Stati per 20 mld

Renzi, l’altra fiducia: i mercati. Primo test aste titoli di Stati per 20 mld

ROMA – Renzi, l’altra fiducia: i mercati. Primo test aste titoli di Stati per 20 mld. Oggi al  Senato è previsto il primo passaggio parlamentare perché il Governo Renzi ottenga la fiducia. Ma c’è un altra fiducia che il giovane presidente del Consiglio si deve guadagnare: quella dei mercati, per nulla scontata nonostante le iniziali aspettative siano molto alte e il clima sia favorevole e la tendenza ottimista anche per l’Europa periferica, Italia compresa. E il primo test è vicinissimo: a fine mese gli investitori saranno chiamati a sottoscrivere l’acquisto una nuova offerta da complessivi 20 miliardi nelle aste sui titoli di Stato italiani.

Portare subito a casa la riforma elettorale sgonfia la portata destabilizzante di elezioni-lampo, un’ipotesi che pesa e frena ancora le scelte d’investimento rivolte verso l’Italia. Quel “2018” che Renzi non dimentica mai di rilanciare, sui mercati non ha fatto presa. E senza passi avanti su riforme e crescita, la volatilità non tarderà a farsi vedere e lo spread prima o poi tornerà a salire. (Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore)

Lo schock del cambio di Governo è stato salutato con benevolenza a dispetto dei rischi legati all’instabilità politica: la coppia Renzi-Padoan (un centravanti di sfondamento e un difensore roccioso) sulla carta ha convinto gli investitori che dopo tanti tentativi abortiti andranno finalmente in porto le riforme strutturali attese insieme alle misure per la crescita senza sforare il 3% nel rapporto deficit/Pil, condizione essenziale per un Paese con crescita a 0,1% e debito pubblico a quota 130% del Pil. Economista conosciuto e apprezzato per il suo curriculum nel Fmi e all’Ocse, il ministro dell’Economia Padoan offre le giuste garanzie non solo sul rigore finanziario ma anche sul versante della crescita visto che è considerato più “politico” del suo predecessore e quindi meno trattenuto in materia di politiche per la crescita.

Matteo Renzi (“demolition man” per il Financial Times) ha ricevuto una importante apertura di credito perché sulle Riforme procede a passo spedito, in particolare su quella del sistema elettorale, giudicata non rinviabile per mettere un freno alla “volatilità” politica delle maggioranze al governo. Ma sul resto delle Riforme è “condannato” a farle.

Portare subito a casa la riforma elettorale sgonfia la portata destabilizzante di elezioni-lampo, un’ipotesi che pesa e frena ancora le scelte d’investimento rivolte verso l’Italia. Quel “2018” che Renzi non dimentica mai di rilanciare, sui mercati non ha fatto presa. E senza passi avanti su riforme e crescita, la volatilità non tarderà a farsi vedere e lo spread prima o poi tornerà a salire. (Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore)

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