Economia

Mediaset: anche Agcom scende in campo contro scalata Vivendi

Mediaset: anche Agcom scende in campo contro scalata Vivendi

Mediaset: anche Agcom scende in campo contro scalata Vivendi

MILANO – Anche l’Agcom scende in campo contro la scalata di Vivendi a Mediaset. L’Authority che che regola il mercato delle comunicazioni si è espressa su una possibile integrazione tra l’azienda di Cologno e Telecom Italia, in cui il gruppo francese è primo azionista con una quota del 24%. Circostanza questa che, secondo l’Agcom, comporterebbe una concentrazione vietata.

“Dopo una preliminare analisi sui dati 2015 – fa sapere l’Authority – Telecom risulta il principale operatore nel mercato delle comunicazioni elettroniche, con il 44,7% del mercato prevalente delle tlc, mentre Mediaset raggiunge nel 2015 una quota del 13,3% del Sic”.

“Questi dati – sottolinea Agcom – evidenziano che operazioni volte a concentrare il controllo delle due società (in capo a Vivendi, ndr) potrebbero essere vietate”.

L’Autorità, in qualità di soggetto di controllo delle norme anticoncentrazione nei mercati delle comunicazioni, sottolinea “che il Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici stabilisce un divieto al superamento dei tetti di controllo”. In particolare, le imprese di comunicazioni elettroniche che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40%, non possono acquisire ricavi superiori al 10% del Sistema Integrato delle Comunicazioni, il cosiddetto Sic (TV, radio, editoria).

I tetti anticoncentrazione nei mercati delle comunicazioni e dei media rispondono a esigenze di interesse generale (pluralismo, servizi di pubblica utilità, concorrenza) e a diritti essenziali dei cittadini (informazione, comunicazione, accesso ad Internet) e sono parte della normativa nazionale dei singoli Stati all’interno dell’Unione Europea.

Pertanto l’Agcom, conclude la nota, “procederà ad acquisire tempestivamente tutte le informazioni rilevanti sull’operazione in atto, al fine di monitorarne gli effetti e verificare, attraverso una puntuale analisi giuridica ed economica, il rispetto della normativa vigente”.

Ieri, 14 dicembre, Vivendi è salita al 20% di Mediaset e per ora sembra che stia ottenendo quello a cui puntava: sedersi al tavolo della trattativa con il Biscione da una posizione di forza. Ma il gruppo francese dovrà fare i conti anche con il Governo italiano, che si è schierato contro la “scalata ostile”, definita “inappropriata” dal ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda e con la determinazione di Silvio Berlusconi, che ha promesso di non farsi ridimensionare, ricordando la “compattezza più assoluta della mia famiglia”.

Con un quinto delle quote già ufficialmente in tasca, Vivendi può di fatto bloccare in assemblea ogni operazione straordinaria di Mediaset. Dal suo canto, Fininvest si è arroccata nei pressi del 40%, soglia che per i prossimi mesi non potrà superare a meno di lanciare un’Offerta pubblica sull’intera società.

La posizione dell’Agcom è emersa al termine di una giornata di fuoco a Piazza Affari, dove sono scattate quelle che in gergo tecnico vengono chiamate le “prese di beneficio” sul titolo Mediaset, che si è scaldato negli ultimi giorni passando dai 2,7 euro del 12 dicembre ai 3,8 di ieri. Il giorno dopo un simile balzo gli investitori preferiscono vendere l’azione del Biscione e magari portare a causa una lauta plusvalenza.

Insomma un vero stato di guerra, con la Procura di Milano che intanto ha aperto un fascicolo sull’esposto del Biscione su ipotesi di manipolazione del mercato a proposito delle modalità della scalata Vivendi.

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