Mediobanca. Oggi la difesa di Nagel: “Ligresti parlava solo con Geronzi”

Pubblicato il 5 settembre 2012 12:18 | Ultimo aggiornamento: 5 settembre 2012 12:19

ROMA – Nel cda straordinario di Mediobanca convocato a Piazzetta Cuccia oggi pomeriggio (5 settembre) l’amministratore delegato Alberto Nagel non presenterà solo una relazione sullo stato dei conti. Dovrà spiegare, innanzitutto, perché ha sottoscritto il famoso foglietto con i desiderata della famiglia Ligresti per consentire a Unipol di prendersi FonSai e che è costato un avviso di garanzia per lui e una ferita dolorosa alla reputazione dell’istituto. Dovrà illustrare le strategie per uscire dall’angolo dove si è cacciata Mediobanca, dove il titolo, nonostante i recuperi estivi, ha perso il 36% del valore azionario. Potrà esibire, sempre in rapporto alla Ligresteide che è tracimata dalle pagine economiche agli strilli in prima, la certezza che il prestito di oltre un miliardo di euro concesso nel 2003 a Fonsai è salvo.

Se il Sole 24 Ore esclude “regolamenti di conti”, la Repubblica non esclude una drammatica sostituzione di Alberto Nagel, amministratore delegato dal 2007, ma capo operativo dal 2003, quando fu allontanato Vincenzo Maranghi, successore di Cuccia. In ogni caso venderà cara la pelle, e sul pasticcio della firma si difenderà raccontando quello che ha già raccontato al magistrato Luigi Orsi. Dei suoi interrogatori sono usciti infatti i verbali. Nagel ha declinato ogni responsabilità. “Nagel si difende: tutta colpa di Geronzi”, titola stamattina a tutta pagina LiberoMercato (è la pagina economica di Libero).

In effetti Nagel ricostruisce la vicenda a partire dai rapporti privilegiati di Salvatore Ligresti all’interno della banca. Il management è sempre stato scavalcato, dice Nagel, era Ligresti a scegliersi gli interlocutori. Dal verbale: “I Ligresti ritenevano che la gestione del rapporto con Mediobanca potesse essere fatta trattando solo con i soci di peso, Profumo, Geronzi, Bollorè”. E questo dal 2003, dall’uscita di scena di Maranghi. Nagel racconta episodi illuminanti. Come quando Ligresti nell’estate 2010, all’insaputa dell’ad, chiede e ottiene la stanza numero 7 nella sede di Piazzetta Cuccia per conferire con Bolloré e Geronzi, che non è più presidente, per trattare con i francesi di Groupama.

Sulla famosa firma in calce al papello Ligresti, confermerà che si trattava di una presa in visione, stante che gli impegni descritti non potevano essere assunti da Mediobanca, ma solo da Unipol. Resta la sensazione che il cosiddetto “salotto buono” non sia mai stato così esposto alle contese e agli assalti, segno di uno smottamento del castello di scatole cinesi, partecipazioni incrociate, banchieri d’assalto e grandi vecchi ancora tutto da raccontare.