Meno lavoro, più ladri. Banca d’Italia: -10% attività, +6% furti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Luglio 2013 17:17 | Ultimo aggiornamento: 13 Luglio 2013 17:17
Meno lavoro, più ladri. Banca d'Italia: -10% attività, +6% furti

Banca d’Italia (foto Lapresse)

ROMA – Si lavora di meno, si ruba di più: è la conclusione a cui è giunta la Banca d’Italia dopo uno studio di Guido De Blasio e Claudio Menon. Una riduzione del 10% dell’attività economica a livello locale – hanno calcolato i due esperti di Via Nazionale – produce un aumento del 6% dei furti e del 10% delle estorsioni.

L’Ansa spiega come è stata concepita la ricerca e come è stata condotta:

Gli esperti di Bankitalia Guido de Blasio e Carlo Menon hanno incrociato i dati del Cerved sui bilanci delle imprese nelle diverse realtà locali con le parallele ”notizie di reato” stilate dalla polizia all’autorità giudiziaria. Ne è uscita una dettagliata mappa territoriale che ha dato consistenza e numeri al legame tra crisi economica e criminalità ed ha alimentato il un filone di analisi economica inaugurata da Gary Beker che già nel 1968 scriveva: ”l’assottigliarsi delle opportunità per un mercato del lavoro legale – aveva scritto allora l’economista inglese – fa diventare più attraente la possibilità di commettere un reato”.

Il lavoro evidenzia l’ ”impatto significativo” della crisi sulle tipologie di reato che non richiedono specifiche abilità, come appunto i furti, suggerendo come una certa quantità di azioni criminali ”improvvisate” possano essere dettate direttamente dalle difficoltà economiche dei singoli. Forte impatto anche sulle estorsioni, anche se bisogna soppesare il fatto che ce ne sono solo 4 ogni 1.000 furti.

Di converso, si rileva un impatto ”negativo” su altre categorie ”in cui appaiono necessarie maggiori competenze criminali”, quali le rapine. Ed ancora, non risulta nessuna relazione fra la crisi ed i reati a carattere non strettamente economico, come stupri, omicidi o altri crimini violenti. La ricerca contiene anche molte altre indicazioni. Gli effetti della crisi sono più evidenti sull’aumento dei furti nelle zone nelle quali la forza lavoro è più giovane o dove c’è una prevalenza di piccole imprese.

Diminuisce invece dove è più forte la criminalità organizzata. In Campania, Calabria, Puglia e Sicilia il legame fra la riduzione dell’attività economica e l’intensificarsi dei reati ha un’evidenza ancora minore, ad indicare come il ”monopolio” del crimine detenuto dalle organizzazioni mafiose renda molto più difficile ”improvvisare” un’azione illegale, rispetto alle zone dove invece ”il controllo del territorio è meno capillare”.

Gli economisti tirano anche delle conclusioni. Ovviamente economiche. Nell’affrontare i nodi della crisi – segnalano – bisognerà allungare la lista dei problemi sociali da affrontare e mettere in conto anche i costi sociali e collettivi che derivano sull’economia locale anche dalla crescita del numero dei reati.